<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569</id><updated>2011-10-12T20:04:00.680+02:00</updated><title type='text'>Cineannotazioni</title><subtitle type='html'>Emozioni cinematografiche a cura di Gianfabio Pellino</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>28</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-6354698563866124919</id><published>2011-04-24T10:45:00.003+02:00</published><updated>2011-04-24T10:50:32.309+02:00</updated><title type='text'>Se sei così ti dico sì</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dDUG6ujdNE4/TbPkGbldNOI/AAAAAAAAAII/qhJYHn8V290/s1600/locandina%2Bse%2Bsei.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599069560886867170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 226px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-dDUG6ujdNE4/TbPkGbldNOI/AAAAAAAAAII/qhJYHn8V290/s320/locandina%2Bse%2Bsei.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’inquadratura di spalle di Piero Cicala che attende immobile e silenzioso di riportare alla luce nel breve lasso di tempo di una canzone una parte della sua vita morta e sepolta ormai da una buona ventina d’anni è uno dei momenti più intensi di “Se sei così ti dico sì”, la nuova fatica cinematografica di Eugenio Cappuccio, che si snoda fra la Puglia, Roma e gli Stati Uniti e che gode di un Emilio Solfrizzi abilissimo nel disegnare la parabola umana e artistica di un cantante che negli anni 80 ha stregato le classifiche di vendita con il singolo “Io, te e il mare” e che ora, sceso dolorosamente ma con matura consapevolezza a patti con una realtà che non lo accetta più come uomo di spettacolo, vive lavorando come cuoco nel ristorante dell’ex moglie a Savelletri, in provincia di Brindisi.&lt;br /&gt;L’occasione di un riscatto non richiesto (almeno a livello conscio) gli arriva da Roma, e precisamente dal programma televisivo condotto da Carlo Conti “I Migliori Anni”: tornare a esibirsi sulle mai dimenticate note di “Io, te e il mare”. Eh sì, perché la popolarità ha voltato le spalle a Cicala non per chissà quali demeriti ma semplicemente perché la proposta di un brano: “Amami di più”, dal tono e dai contenuti più seri e profondi, non si confaceva all’immagine ’balneare’ che il pubblico si era fatta di lui.&lt;br /&gt;Vinta la ritrosia, anche grazie all’insistenza di Gianni, chitarrista della band “I magnifici C.C.C.” (Cicala, Ciola, Corrente), riciclatosi come barbiere una volta tramontati i sogni di gloria (tramonto che rimprovera a Piero e alle sue ambizioni autoriali alte), l’ex cantante si affida alle cure dell’amico (che vede nel ritorno alla ribalta di Piero l’occasione per una possibile rifondazione del gruppo, monco di Vito Corrente, nel frattempo venuto a mancare) e degli estetisti del paese per una riverniciata al fisico e allo spirito e parte alla volta della Città eterna, dove si imbatterà in Talita Cortès (una brava e convincente Belén Rodríguez), modella e icona planetaria costantemente tallonata da microfoni e telecamere che, inaspettatamente, gli tenderà la mano nel cammino di riconciliazione con se stesso, fino a una nuova consapevolezza del posto che gli spetta nel mondo della musica.&lt;br /&gt;Sigillata dal marchio di qualità dei fratelli Avati in sede di produzione e di soggetto (che piace pensare ispirato a “L’angelo azzurro” di Josef von Sternberg) “Se sei così ti dico sì” è una commedia dal retrogusto parecchio amaro, che invita a una riflessione decisa sul potere spesso castrante del pubblico nei confronti di quell’artista che avverta il bisogno di allontanarsi dai suoi schemi abituali e insieme a far piazza pulita una volta per tutte di pregiudizi assai più che ben radicati, efficacemente riassunti in un’affermazione di Talita: «La gente pensa che siccome sono figa devo essere anche cretina».&lt;br /&gt;"Figa?… Carina!" è la risposta cult di Cicala. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 22 aprile 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se sei così ti dico sì&lt;br /&gt;Nazione: Italia&lt;br /&gt;Genere: Commedia&lt;br /&gt;Durata: 100 min. Anno: 2011&lt;br /&gt;Interpreti: Emilio Solfrizzi, Belén Rodriguez, Iaia Forte, Totò Onnis &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-6354698563866124919?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/6354698563866124919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/se-sei-cosi-ti-dico-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6354698563866124919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6354698563866124919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/se-sei-cosi-ti-dico-si.html' title='Se sei così ti dico sì'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dDUG6ujdNE4/TbPkGbldNOI/AAAAAAAAAII/qhJYHn8V290/s72-c/locandina%2Bse%2Bsei.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-2230984232032575761</id><published>2011-04-17T16:42:00.004+02:00</published><updated>2011-04-17T16:50:25.809+02:00</updated><title type='text'>The Next Three Days</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XkWoXOJYAEM/Tar9c_WzuRI/AAAAAAAAAIA/hDYVEEsIMhc/s1600/locandina%2BThe%2Bnext.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596564161446525202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 223px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-XkWoXOJYAEM/Tar9c_WzuRI/AAAAAAAAAIA/hDYVEEsIMhc/s320/locandina%2BThe%2Bnext.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passati tre anni dall’irruzione della polizia in casa sua, John Brennan non intende rassegnarsi all’idea che la moglie Laura abbia assassinato con un colpo di estintore alla testa la sua datrice di lavoro. Certo la vita deve continuare, non fosse altro che per garantire quanto più possibile la serenità del piccolo Luke, e il lavoro non va trascurato, ma alle parole dell’avvocato circa l’inutilità anche solo di pensare di ricorrere in appello proprio non intende dare seguito, maturando così piano piano la folle idea di progettare l’evasione di Laura. Rifacimento hollywoodiano del francese “Pour elle”, diretto nel 2008 da Fred Cavayé e interpretato da Vincent Lindon e da Diane Kruger, “The Next Three Days” si mantiene piuttosto fedele all’originale, pur senza appiattirsi a una copia conforme, e offre l’ennesima vigorosa interpretazione di Russell Crowe, non più tonico come ai bei tempi de “Il gladiatore” ma sempre credibile quando si tratta di passare all‘azione, anche se qualche concessione in più alla sospensione dell’incredulità occorre qui farla passare, dal momento che John Brennan è un tranquillo insegnante con una vita familiare più che serena e che mai, fino all’arresto di Laura, avrebbe pensato di poter un giorno sfoderare una pistola e puntarla in faccia a qualcuno. &lt;br /&gt;In cabina di regia, Paul Haggis, autore di fiducia di Clint Eastwood (suoi i copioni di “Million Dollar Baby” e di “Flags of Our Fathers”, oltre che di questo “The Next Three Days”) confeziona un film di buon intrattenimento, cui nuoce tuttavia uno sbilanciamento piuttosto marcato fra una prima parte tutta giocata sui piccoli grandi sconvolgimenti del quotidiano affrontati da John, la cui gestione del figlio mal si concilia con la battaglia per la giustizia nei confronti della moglie prima e nello studio del piano di fuga sulla scorta degli insegnamenti di un plurievaso poi, e una seconda parte più adrenalinica, dove Brennan si trasforma in un Diabolik meno elegante dell’originale ma ugualmente efficace quando si tratta di violare le maglie di una prigione, nel caso specifico un ospedale dove Laura è stata condotta per degli esami. &lt;br /&gt;La strada per la libertà è ora tutta in salita e il ritmo e la suspense si mantengono alte sino alla fine e con decoro, dato che Haggis risparmia a Brennan smargiassate supereroistiche. &lt;br /&gt;Autentico valore aggiunto la prova di Brian Dennehy (lo sceriffo Will Teasle nel primo “Rambo“, ma non solo) nel ruolo del padre di John e menzione anche per una bella scena sotto la pioggia alla ricerca di prove che giustifica qualche minuto di troppo prima dello scorrere dei titoli di coda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 15 aprile 2011 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Next Three Days &lt;br /&gt;Nazione: USA, Francia &lt;br /&gt;Genere: Drammatico Durata: 122 min. Anno: 2010 &lt;br /&gt;Interpreti: Russell Crowe, Elizabeth Banks, Ty Simpkins, Brian Dennehy, Olivia Wilde. &lt;br /&gt;Regia: Paul Haggis &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-2230984232032575761?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/2230984232032575761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/next-three-days.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/2230984232032575761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/2230984232032575761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/next-three-days.html' title='The Next Three Days'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-XkWoXOJYAEM/Tar9c_WzuRI/AAAAAAAAAIA/hDYVEEsIMhc/s72-c/locandina%2BThe%2Bnext.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-7518613942930114377</id><published>2011-04-15T10:56:00.004+02:00</published><updated>2011-04-15T11:21:00.060+02:00</updated><title type='text'>Nessuno mi può giudicare</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9bjMyJ9lngA/TagKzJpWzfI/AAAAAAAAAH4/4xxq-IZ838k/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595734410886827506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-9bjMyJ9lngA/TagKzJpWzfI/AAAAAAAAAH4/4xxq-IZ838k/s320/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Parafrasando Totò: “Signore si nasce”, ma Alice, modestamente, non lo nacque. Trentacinquenne di bell’aspetto e di scarsi modi, la protagonista di “Nessuno mi può giudicare” chiarisce da subito l’appartenenza alla casta dei cafoni arricchiti, grazie a un marito imprenditore nel campo dei sanitari che le ha messo a disposizione una più che confortevole villetta in zona Roma nord e tre domestici extracomunitari che tratta rifacendosi al: “Io so' io, e voi nun siete un…” del marchese del Grillo di sordiana memoria. &lt;br /&gt;Una vita all’insegna del come me nessuno mai, insomma. Ma il destino, nelle forme di un incidente stradale, fa sì che i giorni dorati e assai inconcludenti di Alice abbiano a subire una 'democratica’ scossa: deceduto (in odor di infedeltà) il consorte, Alice si ritrova da sola con il figlio di nove anni, un ragazzino molto sensibile che soffrirà molto la perdita del padre, e soprattutto con debiti che il pignoramento della casa e degli altri beni non serviranno ad azzerare, dal momento che bisognerà tirare fuori di tasca, e anche piuttosto in fretta, altre diverse decine di migliaia di euro. Il tutto senza tralasciare che il bambino le potrebbe essere sottratto dai servizi sociali, in quanto non ci sono parenti prossimi che lo possano accudire. Come fare per tirarsi fuori dai guai? L’avvocato amico di famiglia aiuta con un assegno per le prime spese e invita Alice a trovarsi quanto prima un lavoro, possibilmente da mille euro al giorno. Abbandonati del tutto gli agi borghesi, Alice e suo figlio Filippo trovano un angelo custode in Aziz, il loro ex cameriere, che li porta ad abitare nel suo quartiere di periferia, il Quarticciolo. Qui, a contatto con una realtà multirazziale fino a qualche tempo prima vista solo nei telegiornali o nei film, Alice si troverà dapprima smarrita, oltre che con parecchia puzza sotto il naso, e poi, anche grazie alle attenzioni di Giulio, gestore di un Internet Point, felicemente integrata. Ma l’ accettazione delle nuova vita non sarà indolore: l’occupazione che ti può fruttare mille euro al giorno non la eserciti in un ufficio, a meno che non ci vai pronta a toglierti la lingerie. Questo, naturalmente, è quanto di più lontano dai pensieri e dalla morale di Alice, che deve però scendere a patti con sé stessa. Ricordatasi di Eva, una escort conosciuta a un party, la contatta dopo averla rintracciata su Internet. La donna si rende subito conto che il ‘mestiere’ non fa per Alice, ma accetta di aiutarla. Le loro vite ne usciranno profondamente rivoluzionate. In meglio. &lt;br /&gt;Esordio alla regia di Massimiliano Bruno, già attore e autore televisivo e teatrale (anche per la Cortellesi), “Nessuno mi può giudicare” è un film fresco e simpatico, per tutta la famiglia, tanto il tema della prostituzione è trattato con garboe ironia, dove si sorride spesso e la risata di gusto non manca, unitamente a pennellate dicommozione. &lt;br /&gt;Snodi narrativi di prammatica e un'eccessiva leggerezza d'insieme fanno tuttavia viaggiare la storia dentro una bolla di sapone, che se il primo soffio di vento fuori dalla sala non se la porta via e quasi soltanto merito di una batteria di attori da applauso, con in testa una Paola Cortellesi (Alice) e un Raoul Bova (Giulio) in forma strepitosa spalleggiati da un Rocco Papaleo razzista fino a che non smette di crederci veramente che da solo meriterebbe la visione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 3 aprile 2011 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno mi può giudicare &lt;br /&gt;Nazione: Italia &lt;br /&gt;Genere: Commedia Durata: 95 min. Anno: 2011 &lt;br /&gt;Interpreti: Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo &lt;br /&gt;Regia: Massimiliano Bruno &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-7518613942930114377?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/7518613942930114377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/nessuno-mi-puo-giudicare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/7518613942930114377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/7518613942930114377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/04/nessuno-mi-puo-giudicare.html' title='Nessuno mi può giudicare'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9bjMyJ9lngA/TagKzJpWzfI/AAAAAAAAAH4/4xxq-IZ838k/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5991135103992228237</id><published>2011-03-23T13:51:00.003+01:00</published><updated>2011-04-17T16:53:19.079+02:00</updated><title type='text'>Dylan Dog - Il film</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-5tNoq8R6t1g/TYnyx5DylAI/AAAAAAAAAHw/-JnAivyugXU/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5587263751674041346" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-5tNoq8R6t1g/TYnyx5DylAI/AAAAAAAAAHw/-JnAivyugXU/s320/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il nome “Dylan Dog” sulla porta a vetri risulta eroso dall’incuria sulla parte finale e la qualifica “Investigatore privato” subito sotto trova applicazione ormai più che altro nell’ambito delle infedeltà coniugali. Eh sì, perché le indagini sul soprannaturale e i faccia a faccia con i mostri, reali o dell’inconscio, non fanno più parte della vita di quello che un tempo veniva chiamato “L’Indagatore dell’Incubo”. Anche il campo d’azione si è spostato: Dylan si è lasciato Londra alle spalle per rifarsi una vita in quel di New Orleans, anche se sarebbe più corretto dire ‘per sopravvivere’ in quel di New Orleans, visto che gli incarichi non fioccano di certo. Ma all’ex poliziotto sembra non importare: ha messo il biglietto da visita con su stampato: “Niente battito? Nessun problema!” ad accumulare polvere da quando la sua fidanzata, Cassandra, è stata uccisa da un gruppo di vampiri che gli hanno armato il braccio e annientato nell’animo, e ora pensa solo a tirare a campare, non di certo incontrando in questo l’approvazione da parte del suo assistente Marcus.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma il mondo dell’ignoto, dell’irrazionale, non può privarsi troppo a lungo di un così valido antagonista, e all’occorrenza alleato, e si premura di tornare a fargli visita nelle graziose sembianze di Elizabeth, una ragazza che ha visto fuggire da casa sua una creatura mostruosa dopo aver rinvenuto il padre orribilmente assassinato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dylan non è intenzionato a ricascarci, e liquida la testimonianza della donna come frutto dello shock del momento. Salvo poi rimettere mano ai ferri del mestiere quando Marcus viene ucciso da quello che riconosce come un morso di licantropo. L’analisi di un ciuffo di peli che raccoglie da un albero di fronte all’abitazione di Elizabeth lo porta nella fabbrica di lavorazione carni gestita da Gabriel, capo dei lupi mannari, che gli consiglia, da amico, di non prendere a cuore il caso e di tornare alla vita di tutti i giorni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Suggerimento disatteso all‘istante: Dylan non è di quelli che si tirano indietro, e presto le indagini faranno luce su manovre messe in atto da Vargas, boss dei vampiri, per appropriarsi di un antico manufatto custodito dal padre di Elizabeth, e trafugato dal suo assassino, in grado di richiamare sulla Terra Belaial, potente e sanguinario demone in grado di assicurare a chi lo riporta in vita il dominio assoluto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Acquisiti i diritti, in terra d’America ci sono voluti circa una decina d’anni per trasporre su grande schermo le avventure di &lt;em&gt;Dylan Dog&lt;/em&gt;, uno dei personaggi più amati del fumetto italiano, creato nel 1986 da Tiziano Sclavi per la Sergio Bonelli editore. Trame a prova di bomba e ricche di citazioni cinematografiche e letterarie, dove l’orrore e il fantastico irrompono con regolarità nel quotidiano e l’approfondimento psicologico non è un semplice orpello per invogliare alla lettura chi magari considera di livello inferiore la narrativa a disegni, stanno portando l’indagatore dell’incubo a spegnere le candeline dei 25 anni di uscita in edicola, e un film lo si attendeva con vero piacere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Peccato che la Londra raccontata da Sclavi e dagli altri sceneggiatori della serie in questo &lt;em&gt;Dylan Dog - Il film &lt;/em&gt;la si veda soltanto nel logo della casa di produzione, e se le differenze con l’originale si fermassero a questo si potrebbe anche chiudere un occhio, dato che la New Orleans poggiata su delicati equilibri di civile convivenza fra esseri umani, licantropi, vampiri e morti viventi ha un suo perché. Ma dove proprio l’appassionato non può che rimanerci male è nell’assenza del mitico braccio destro di Dylan, Groucho, ricalcato sulle fattezze del più divertente dei fratelli Marx e nel cambio di colore del Maggiolone ‘di famiglia’, da bianco del fumetto a nero con interni bianchi del film: uno sproposito di soldi per l’utilizzo dell’immagine di Groucho Marx e la Disney, i cui diritti della serie di Herbie permettono ai Maggiolini di colore bianco di presentarsi al cinema solo in pellicole prodotte dalla Disney stessa, hanno imposto drastici cambiamenti di rotta, e se per il Maggiolone si può magari chiudere (con dolore) anche l’altro occhio, per la sostituzione di Groucho con Marcus vien voglia di schierarsi dalla parte dei cattivi e scatenare Belaial. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Delusione, quindi? Non proprio: se ci si dimentica del nome ingombrante portato dal personaggio principale (per tacere di eccessi all’eroe d’azione estranei alla controparte cartacea), il film è scorrevole e ben fatto, con diversi momenti bizzarri (dettati anche dalla mancata accettazione dello statuto di zombie da parte di Marcus dopo essersi risvegliato all’obitorio) e una bellissima fotografia da noir. Solo, è un film americano che deve fare cassetta, e per questo studiato per piacere alle fasce più ampie di pubblico (con predilezione per gli adolescenti).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La questione, piuttosto, è un’altra: proprio, insomma, nella terra che è stata di Mario Bava, di Antonio Margheriti e di Lucio Fulci (giusto per citare qualche maestro) non ce la facevamo a mettere in piedi una produzione italiana? I nomi, che so, di Michele Soavi o di Lamberto Bava valgono ancora qualcosa? (sono fermamente convinto di sì).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché, allora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 22 marzo 2011&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Dylan Dog - Il film&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Titolo originale: &lt;em&gt;Dylan Dog: Dead of Night &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nazione: USA &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Genere: Horror &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Durata: 108 min. Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Interpreti: Brandon Routh, Sam Huntington, Anita Briem&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Regia: Kevin Munroe. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5991135103992228237?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5991135103992228237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/03/dylan-dog-il-film.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5991135103992228237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5991135103992228237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/03/dylan-dog-il-film.html' title='Dylan Dog - Il film'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-5tNoq8R6t1g/TYnyx5DylAI/AAAAAAAAAHw/-JnAivyugXU/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-3152002127283519135</id><published>2011-02-26T09:17:00.008+01:00</published><updated>2011-03-01T11:42:43.334+01:00</updated><title type='text'>Il cigno nero</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-D0DWaeaGB2s/TWi44vV2iAI/AAAAAAAAAHo/NMJRsebDMC0/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577911423418664962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-D0DWaeaGB2s/TWi44vV2iAI/AAAAAAAAAHo/NMJRsebDMC0/s320/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accompagnato da aspettative in (gran?) parte legate a indiscrezioni che volevano la rappresentazione di un dietro le quinte del mondo della danza classica illuminato da proiettori a luce rossa, &lt;em&gt;Il cigno nero&lt;/em&gt; non tradisce ma fortunatamente neanche si fa comodo di sequenze che Darren Aronofsky deve aver girato senza darsi troppe preoccupazioni circa, e puntualmente arrivati, divieti ai minori.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiusura dell’ideale dittico inaugurato con l’acclamato e a suo modo struggente &lt;em&gt;The Wrestler&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il cigno nero&lt;/em&gt; racconta la storia di Nina, giovane ballerina del New York City Ballet alla ricerca del ruolo che la possa far assurgere a stella di prima grandezza. L’occasione sembra arrivare quando il direttore artistico, Thomas Leroy, decide di aprire la nuova stagione proponendo una personale rivisitazione de &lt;em&gt;Il lago dei cigni&lt;/em&gt;. Poter interpretare la doppia parte del Cigno Bianco e del Cigno Nero è di certo l’occasione di una vita, e Nina non intende lasciarsela scappare, forte di un’ottima padronanza delle tecniche di ballo e votata all’eserciziointensivo, sin quasi al martirio del corpo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma la dedizione di Nina non sembra poter bastare: quando Leroy la chiama a sé e le indica Lily, una nuova ballerina della compagnia colta nella preparazione al ruolo da lei ambito, presentandola con le parole: "Lei è il sesso!", un profondo turbamento viene a soggiogarle l‘animo, accentuato dalla sorpresa di sentirsi poi sussurrare a un orecchio un consiglio da seguirsi a casa: "Toccati!".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il coreografo ha visto giusto: Nina è perfetta per la parte del Cigno Bianco, e lo sarebbe anche per quella del Cigno Nero: è una bellissima donna, ma il suo voler raggiungere l’eccellenza la mortifica nella presa di coscienza di un desiderio dei sensi per troppo tempo tenuto all’angolo da stretti legacci e ormai impaziente di rompere furioso gli argini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sola nel suo letto, Nina prova ad ascoltare l’esortazione di Leroy, ma proprio un attimo prima di guadagnare la soglia della libertà un inopinato movimento della testa le fa vedere la madre, che dorme sul divano. E’ solo una frazione di secondo, ma basta a riprecipitarla in una condizione di 'vergogna' per tutto ciò che non riguardi lo studio e l’abnegazione nel perseguimento dell’eminenza artistica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma le catene della colpa hanno comunque subito un profondo scossone, tanto da dimostrarsi di burro davanti all’entrata in scena di Lily, che si rivela poco a poco come il doppio oscuro di Nina, che prenderà per mano in un viaggio non più rinviabile fino alle radici più profonde delle sue nevrosi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Thriller psicologico screziato da pennellate horror, &lt;em&gt;Il cigno nero&lt;/em&gt; attenta sin dalla prima sequenza alle sicurezze del pubblico quanto alla tangibilità di quello che si va svolgendo sullo schermo, fino a identificare di fatto lo sguardo dello spettatore con quello di Nina, in una soggettiva in oscillazione perenne fra autenticità di vita, sogno e proiezioni dell’inconscio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Generoso nelle suggestioni e a larghi tratti disturbante, &lt;em&gt;Il cigno nero&lt;/em&gt; andrebbe visto anche solo per gioire della maiuscola interpretazione di Natalie Portman, che scolpisce una Nina da Oscar, ben assecondata da un cast superlativo, su cui spicca una Barbara Hershey che nel ruolo di Erica, mamma di Nina ed ex ballerina dalla carriera stoppata dalla gravidanza, è vinta da disturbi mentali che la avvicinano a una Baby Jane il cui non voler consapevolmente nuocere alla figlia in virtù di un rapporto quantomai morboso, non la rende meno terrificante del personaggio portato alla ribalta da Bette Davis nel classico di Robert Aldrich.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il cigno nero&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Titolo originale: Black Swan&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Nazione: USA&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Genere: Drammatico&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Durata: 103 min. Anno: 2010&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Interpreti: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Winona Ryder, BarbaraHershey&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Regia: Darren Aronofsky &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, su Il Giornale di Puglia in data 25 febbraio 2011.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-3152002127283519135?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/3152002127283519135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/02/il-cigno-nero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/3152002127283519135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/3152002127283519135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/02/il-cigno-nero.html' title='Il cigno nero'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-D0DWaeaGB2s/TWi44vV2iAI/AAAAAAAAAHo/NMJRsebDMC0/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-1411189051864706830</id><published>2011-02-17T10:13:00.005+01:00</published><updated>2011-03-01T11:42:56.863+01:00</updated><title type='text'>Il truffacuori</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-AyMpa8TDxQY/TVzoseO5cYI/AAAAAAAAAHg/1Cmb4uRxl0w/s1600/il-truffacuori_locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5574586289505268098" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-AyMpa8TDxQY/TVzoseO5cYI/AAAAAAAAAHg/1Cmb4uRxl0w/s320/il-truffacuori_locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sventola bandiera francese una delle sorprese cinematografiche del momento, &lt;em&gt;Il truffacuori&lt;/em&gt;, che Pascal Chaumeil, esordiente nel lungometraggio ma con alle spalle un apprendistato alla corte di Luc Besson per &lt;em&gt;Léon&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il quinto&lt;/em&gt; &lt;em&gt;elemento&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Giovanna d‘Arco&lt;/em&gt;, oltre alla regia di svariati film e serie per la televisione, confeziona attento a non giocare al ribasso con l’attenzione del pubblico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La storia è quella di Alex Lippi e del suo lavoro non proprio rientrante fra quelli che si possono esibire sulla carta d’identità: disinnescatore di passioni amorose. In buona sostanza, il nostro viene ingaggiato da genitori, fratelli, sorelle e amici vari affinchè un fidanzamento inevitabilmente prossimo a un matrimonio che, a detta dei committenti, tutto farebbe tranne la felicità della sposa, possa naufragare senza rimpianti da parte della persona oggetto del bonifico bancario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il &lt;em&gt;sex appeal&lt;/em&gt; e una studiata malinconica dolcezza fanno sì che l’attività di Alex non conosca fallimenti: le aspiranti mogli cadono ai suoi piedi (un bacio soltanto, però: l’etica professionale vieta di spingersi oltre) e una vita senza grossi problemi economici pare essere garantita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma se già un posto fisso non sempre assicura di poter accompagnare fino alla pensione, figurarsi il dover contare su chi si preoccupa dell’altrui benessere: le commesse scemano pericolosamente e il ricorso allo strozzinaggio aumenta in proporzione, insieme alla per nulla allettante prospettiva di sentirsi prima o poi le ossa andare in frantumi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una via di fuga si presenta quando un assegno più che generoso viene staccato dal facoltoso padre di Juliette per far saltare le nozze della figlia con Jonathan, un ragazzo di famiglia altolocata e con preoccupazioni di denaro vicine allo zero.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Stavolta, però, la consumata professionalità di Alex e del suo &lt;em&gt;team&lt;/em&gt; (la sorella e il marito di lei, che si occupano l’una della parte organizzativa, l’altro del reperimento delle informazioni circa vita, opere e gusti - che Alex deve fare suoi - delle future mancate spose, oltre che del supporto tecnologico) non bastano, perchè l’amore fra i due giovani è a prova di bomba e, colpo di scena, Alex forse per la prima volta si vergogna di quello che fa, dal momento che perde completamente la testa per Juliette. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Missione impossibile per il truffacuori, dunque, ma non per Pascal Chaumeil, che centra il bersaglio caricando la macchina da presa con un sapiente impasto di &lt;em&gt;location&lt;/em&gt; sempre belle da guardare (Parigi, le dune del deserto, Montecarlo), ritmo a progredire e freschezza di invenzioni comiche, grazie soprattutto alle imprese del cognato di Alex, Marc (uno scatenato François Damiens, che per questo ruolo si è guadagnato una candidatura al &lt;em&gt;César&lt;/em&gt; come miglior attore non protagonista). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La faccia da schiaffi di Romain Duris (Alex) e la bellezza irregolare di Vanessa Paradis (Juliette) hanno buon gioco ad accaparrarsi le simpatie dello spettatore e se verso la fine dei giochi si vira un po’ troppo sulle rotte della favola poco male: la ‘fuitina’ di Juliette con Alex alla vigilia del “Sì” a Jonathan in stile &lt;em&gt;Innamorato pazzo&lt;/em&gt; (pazzo con due zeta), che trova una chiusa perfetta nella rivisitazione del balletto finale di &lt;em&gt;Dirty Dancing&lt;/em&gt; sulle note di &lt;em&gt;(I've Had) The Time of My Life&lt;/em&gt;, è un momento di cinema che fa stare bene. E tanto basta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Regia: Pascal Chaumeil.&lt;br /&gt;Interpreti: Romain Duris, Vanessa Paradis, Julie Ferrier, François Damiens, Hélèna Noguerra, Andrew Lincoln.&lt;br /&gt;Titolo originale: L'arnacoeur.&lt;br /&gt;Genere: Commedia.&lt;br /&gt;Durata: 105 min.&lt;br /&gt;Produzione: Francia 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 16 febbraio 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-1411189051864706830?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/1411189051864706830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/02/il-truffacuori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/1411189051864706830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/1411189051864706830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/02/il-truffacuori.html' title='Il truffacuori'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-AyMpa8TDxQY/TVzoseO5cYI/AAAAAAAAAHg/1Cmb4uRxl0w/s72-c/il-truffacuori_locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-270534364142099138</id><published>2011-01-12T09:49:00.003+01:00</published><updated>2011-01-12T09:56:23.263+01:00</updated><title type='text'>Che bella giornata</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TS1sd4AeNRI/AAAAAAAAAHU/OACcOBUNSVc/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5561220375378801938" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TS1sd4AeNRI/AAAAAAAAAHU/OACcOBUNSVc/s320/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Cado dalle nubi&lt;/em&gt; è stato l’imprevedibile exploit comico del 2009, un acquazzone di buonumore che, partendo da una matrice tutta pugliese, ha in breve tempo - grazie allo strumento più efficace e scientifico a disposizione del merchandising: il passaparola - inzuppato fino alle caviglie lo Stivale tutto intero. Ora, a distanza di due anni, la nuova scommessa in formato panoramico del dinamico duo Zalone - Nunziante (Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici, e Gennaro Nunziante, entrambi baresi DOC), rispettivamente attore e regista di &lt;em&gt;Che bella giornata&lt;/em&gt;, scalza in soli due giorni addirittura il primato di incassi di quello che la voce critica del periodo profetizzò essere il film che avrebbe cambiato la Storia del cinema:&lt;em&gt; Avatar&lt;/em&gt;. Ci sarebbe quasi da gridare allo scandalo, ma James Cameron ha fatto certamente di meglio e di Nunziante non si può dire che non sappia il fatto suo (vedi, fra l‘altro, l’attività di autore per la coppia tritura ascolti Toti e Tata). E comunque sia, la distinzione tra cinema cosiddetto ’alto’ e cinema ’basso’, qualora esista sul serio, lasciamola a chi proprio non ce la fa a liberarsi dai sensi di colpa per essersi abbandonato a un’ora e mezzo di attentati all’integrità della mascella per il gran ridere, ’pericolo’ tra l’altro da affrontarsi senza necessità di difesa in quanto messaggero lieve, e per questo ancora più incisivo, di un invito all’apertura e alla conoscenza fra persone di diversa nazionalità. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Proprio quello che fa, e che non ti aspetti assolutamente che faccia, Checco, addetto alla sicurezza in una discoteca della Brianza che, partendo dal terzo e fallimentare tentativo di entrare nell’Arma si ritrova, in forza di equivoci a catena, a pattugliare l’area della Madonnina sotto l’egida della Santa Sede. Qui si imbatterà in Farah, una ragazza araba che progetta, insieme al fratello, di far saltare il simbolo di Milano per vendicare la morte della sua famiglia per mano di bombe italiane.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Checco, di origini pugliesi ma trapiantato ormai da una trentina d’anni a Milano, è quello che nei fumetti western verrebbe definito “un buon diavolo”, uno che non si fa carico di alcuna difficoltà nel chiamare al telefono lo zio carabiniere per ottenere favori e magari scavalcare la legge, ma capace anche di prodigarsi per il suo amico del cuore, che tiranneggia a dovere solo e soltanto per spronarlo nella ricerca dell’amore, e sostanzialmente inabile a far del male a qualcuno, se non involontariamente (vedi il rapporto Dreyfus - Clouseau con il maresciallo Mazzini). Una simpatia contagiosa completa il tutto e indebolisce alle fondamenta le certezze di Farah, che celati i propositi delittuosi dietro l’apparenza gentile di una studentessa di architettura, finisce per innamorarsi di quell’uomo così stravagante, agganciato soltanto su idea del fratello, Sufien, per spingerlo a portare inconsapevolmente una valigetta con dell’esplosivo in cima al Duomo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sceneggiatura firmata a quattro mani da Luca Medici e Gennaro Nunziante, come già per &lt;em&gt;Cado dalle nubi&lt;/em&gt;, snocciola momenti di sublime quanto irriverente comicità (impagabili la prima sortita di Checco quale guardia del corpo del cardinale Rosselli nei confronti di un gruppo di monaci tibetani in visita e il suo approcciarsi all’arte per servirsene poi in modi che ondeggiano fra il censurabile e l‘improprio) che si fanno deflagrazione (giusto per restare in tema) quando si integrano con passaggi dai toni più inquietanti riguardanti certo i piani di Farah e del fratello ma anche due terroristi amici di Sufien che progettano di lasciare memoria del Big Ben solo in foto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se non è già di culto lo sarà prima che sorga il sole l’apparizione di CapaRezza alla festa di battesimo del nipote di Checco fra i trulli di Alberobello. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 11 gennaio 2011.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-270534364142099138?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/270534364142099138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/01/che-bella-giornata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/270534364142099138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/270534364142099138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2011/01/che-bella-giornata.html' title='Che bella giornata'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TS1sd4AeNRI/AAAAAAAAAHU/OACcOBUNSVc/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-7558734294449792957</id><published>2010-12-21T14:16:00.003+01:00</published><updated>2010-12-21T14:27:28.571+01:00</updated><title type='text'>La banda dei Babbi Natale</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TRCqTjw1XrI/AAAAAAAAAHI/-n9_8Ua6LvQ/s1600/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553125593542123186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 230px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TRCqTjw1XrI/AAAAAAAAAHI/-n9_8Ua6LvQ/s320/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mirano alto Aldo, Giovanni e Giacomo per riconquistare agli occhi del pubblico e della critica una credibilità cinematografica incrinatasi non poco con la prova natalizia del 2008 &lt;em&gt;Il cosmo sul comò&lt;/em&gt;. Prima dei titoli di testa, infatti, lo schermo si vede occupato nella sua interezza da una palla di vetro che fa scendere neve su una riproduzione dorata del Duomo di Milano, e qui la memoria non può che scivolare al celebre avvio di &lt;em&gt;Quarto potere&lt;/em&gt;, con quella sfera e quella baita assediata da un turbinio di soffici fiocchi bianchi, simboleggiante l’infanzia strappata via a colpi di carta bollata a Charles Foster Kane. Ed è sulla giovinezza e sugli affetti perduti che si articola sostanzialmente questo &lt;em&gt;La banda dei Babbi Natale&lt;/em&gt;, che prende le mosse dall’arresto, la sera della vigilia, del trio di protagonisti, sorpresi in flagranza di reato mentre, con indosso costumi da Babbo Natale, si danno alla scalata di un palazzo. Tradotti in questura, si daranno un gran daffare per chiarire a un’ispettrice - costretta a trattenersi in servizio, con buste della spesa cariche in dotazione, causa febbre a 40°del collega di turno (con certificato proveniente da una località di villeggiatura) - l’equivoco in cui sono caduti gli agenti, ripercorrendo le proprie vite fino a quel momento: Aldo convive burrascosamente con una donna che gli rimprovera il vizio delle scommesse e il suo essere un bambino mai cresciuto, oltre che disoccupato di lungo corso con scarsa inclinazione alla ricerca di un lavoro che non sia quello ’ideale’; Giovanni è un veterinario dal prestigio più esibito che reale, utilizzatore abituale del bagno di un autogrill, dove si cambia prima di lasciare l’Italia per la Svizzera, atteso da una ragazza, di facoltosa famiglia, che conta i giorni che la separano dal matrimonio, inconsapevole del fatto che l’uomo ha già una consorte a Milano; Giacomo, medico affermato, non riesce a dimenticare la moglie defunta, con conseguente difficoltà ad aprirsi all’amore verso una collega. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La regia di Paolo Genovese ben asseconda una struttura alla &lt;em&gt;Quel pomeriggio di un giorno da&lt;/em&gt; &lt;em&gt;cani&lt;/em&gt; e raccoglie il plauso anche per non disperdere, nel generale divertimento, diramazioni più riflessive veicolate da quella palla di vetro con il Duomo innevato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sempre affidabile Angela Finocchiaro, qui nel ruolo del sensibile funzionario di polizia che si fa carico delle confessioni a cuore aperto dei tre ‘malviventi’ seduti di fronte a lei ed esilaranti le apparizioni di una Mara Maionchi in versione ‘picchiatutto’ e di un Cochi Ponzoni dalla batteria del pacemaker affidata alle cure di un dottor Frankenstein in erba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Regia: Paolo Genovese. Interpreti: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Angela Finocchiaro. Genere: Commedia. Durata: 100 min. Produzione: Italia 2010&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 21 dicembre 2010&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-7558734294449792957?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/7558734294449792957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/12/la-banda-dei-babbi-natale.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/7558734294449792957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/7558734294449792957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/12/la-banda-dei-babbi-natale.html' title='La banda dei Babbi Natale'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TRCqTjw1XrI/AAAAAAAAAHI/-n9_8Ua6LvQ/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-70520772737279782</id><published>2010-12-11T20:11:00.006+01:00</published><updated>2010-12-21T14:31:38.287+01:00</updated><title type='text'>Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TQPOwVM5-nI/AAAAAAAAAHA/XTbhpBC8pIk/s1600/Locandina%2Bfilm.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5549506495570901618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 223px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TQPOwVM5-nI/AAAAAAAAAHA/XTbhpBC8pIk/s320/Locandina%2Bfilm.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sagace penna di Woody Allen torna ad arricchire il cartolaio consumando fogli su fogli nei riguardi di una Londra che per la quarta volta firma il contratto che la vincola a mettere su il palcoscenico ideale, dopo i brillanti risultati ottenuti con &lt;em&gt;Match Point&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Scoop&lt;/em&gt;, qualcosa in meno con &lt;em&gt;Sogni e delitti&lt;/em&gt;, a rappresentare il nuovo atto della commedia umana che l’instancabile 75enne regista newyorchese continua a elaborare da una quarantina d’anni a questa parte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Su uno spunto di partenza dato da una frase nel repertorio delle cartomanti: "Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno" per non fare pesare i soldi spesi, seguiamo le stropicciate esistenze di Helena - sedotta dalle lusinghe di una veggente, appunto, dopo che il marito Alfie, sorpresosi una notte a pensare all’eternità e lasciatosi prendere da panico smodato, decide di riacciuffare la gioventù spedendo la chiave di casa alla rottamazione per arrivare infine a contrarre matrimonio con Charmaine, un’attricetta che fino a qualche tempo prima arrotondava con il mestiere e che, oltre a una testa che definire vuota sarebbe fin troppo generoso, non si impegna granché a far sì che il passato non torni a farsi vivo - e di sua figlia Sally, il cui ménage con Roy è messo a dura prova dall’incapacità di questi di dare seguito a un fortunato romanzo di esordio, oltre che dal voler rimandare troppo a lungo la scelta di rapporti sessuali senza protezione. E certo la cocciutaggine nel non voler soffiare via la polvere a una laurea in medicina non aiuta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Due donne forti, Helena e Sally; ma di una forza che in un mondo perfetto avrebbero in orrore: l’una che la alimenta con un mazzo di carte assurto a dogma (lacerante e indimenticabile il primissimo piano di Sally alla constatazione che la madre è definitivamente perduta), l’altra con la sofferta accettazione che solo il divorzio può (forse) ricucire gli strappi di una vita spesa a incoraggiare il marito nonostante tutto e a riservare un posto di secondo ordine alle aspirazioni personali: leggi laurea in Storia dell’arte e desiderio di aprire una galleria, che avrebbe tutto da guadagnare da un fiuto come pochi nello scoprire nuovi talenti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In mezzo: tradimenti prima solo immaginati e poi consumati (un’affascinante dirimpettaia di Sally e Roy); soltanto vagheggiati (Sally nei confronti di Greg, suo datore di lavoro presso una delle gallerie d’arte più quotate in città: commovente - forse la scena più bella del film - la gioia della donna nel provare un paio di costosi orecchini che Greg vuole regalare alla moglie e per i quali ha bisogno di un parere femminile); un crimine fra i più vigliacchi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Commentato da una non invadente voce narrante, &lt;em&gt;Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni&lt;/em&gt; è una pellicola di ottimo intrattenimento alla quale spiace tuttavia non riconoscere piena soddisfazione: plasmati da Allen, certo, i personaggi, anche quelli di contorno, non possono non lasciare tutti il segno; il racconto oscilla senza fratture nette fra una prima parte più leggera e una seconda dai toni più drammatici, quando non tragici, e le battute divertenti non mancano, anche se francamente si possono contare sulle dita di una mano. Quello per cui ci si rammarica, e che di fatto inficia l’opera nel suo complesso, è la mancanza di un finale alle storie, umanamente appassionanti, di Alfie (che subirà la definitiva umiliazione nella decisione di far effettuare il test del DNA all’agognato figlio maschio), di Sally e soprattutto di Roy. Per loro nessuna illusione, solo scatole e scatole di medicine. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Woody Allen. Interpreti: Antonio Banderas, Naomi Watts, Anthony Hopkins, Josh Brolin, Gemma Jones, Freida Pinto, Lucy Punch. Titolo originale: You Will Meet a Tall Dark Stranger. Genere: Commedia romantica. Durata: 98 min. Produzione: USA, Spagna 2010 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Originariamente pubblicato su Il Giornale di Puglia in data 11 dicembre 2010&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-70520772737279782?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/70520772737279782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/12/incontrerai-luomo-dei-tuoi-sogni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/70520772737279782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/70520772737279782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/12/incontrerai-luomo-dei-tuoi-sogni.html' title='Incontrerai l&apos;uomo dei tuoi sogni'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/TQPOwVM5-nI/AAAAAAAAAHA/XTbhpBC8pIk/s72-c/Locandina%2Bfilm.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5452910939934137917</id><published>2010-02-21T10:36:00.007+01:00</published><updated>2010-02-21T18:19:12.726+01:00</updated><title type='text'>Police Story</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S4D-p5g7FpI/AAAAAAAAAGw/UDtv1j8gojI/s1600-h/police-story.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5440628345630561938" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S4D-p5g7FpI/AAAAAAAAAGw/UDtv1j8gojI/s320/police-story.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il signor Chu è il più potente trafficante di droga di Hong Kong. Messi fuori combattimento i suoi uomini durante un’operazione di polizia e infine arrestato dall’ispettore Chan Ka Kui, la sola possibilità di garantirgli un lungo soggiorno nelle patrie galere è quella di rimettere in libertà la sua segretaria, Selina, e farla testimoniare contro di lui. Inutile a dirsi, sarà Chan a doversi fare carico della protezione del prezioso, e anche grazioso, teste.&lt;br /&gt;Diretto da Jackie Chan, &lt;em&gt;Police Story&lt;/em&gt; srotola fotogrammi ad alto tasso di partecipazione emotiva che scolpiscono sequenze che definire rocambolesche potrebbe non rendere assolutamente l’idea (splendida, senza mezze misure, la disintegrazione a colpi di automobili della baraccopoli a inizio film) e che rendono gloria alla storia del cinema d’azione con una figura di poliziotto, o meglio, di attore-regista, la cui temerarietà amoreggia con il sovrumano. Sì, attore-regista più che poliziotto: è infatti noto che Jackie Chan si mette in gioco in prima persona nei riguardi delle condotte più pericolose - tanto da conservare un Guinness dei primati per “Maggiori stunts fatti da un attore vivente” (fonte Wikipedia) –, e qui, nei panni dell’intrepido detective Chan, si esibisce in almeno due situazioni limite: l’inseguimento a piedi di un autobus con arrembaggio favorito dal manico di un ombrello e la discesa di cinque (se la dinamicità dell’azione non inganna lo sguardo) piani di un centro commerciale abbracciato a un palo fra cascate di scintille di un impianto di illuminazione trattato come peggio non si potrebbe (con buona pace, in quest’ultimo frangente, del pur ragguardevole Schwarzenegger di &lt;em&gt;Commando&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Digressioni umoristiche da torte in faccia (tre, per la precisione, di cui due da parte della fidanzata May, subite dal risoluto funzionario in un arco di pochi minuti) non indeboliscono più di tanto l’avventuroso intreccio, riuscendo invece a maggiormente valorizzare una furia vendicatrice finale che non è neanche il caso tentare di descrivere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Jackie Chan. Interpreti: Jackie Chan, Brigitte Lin, Maggie Cheung, Chor Yuen. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Titolo originale: Ging chaat goo si. Genere: azione. Durata: 101 min. Produzione: Hong Kong, 1985. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5452910939934137917?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5452910939934137917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/02/police-story_21.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5452910939934137917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5452910939934137917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/02/police-story_21.html' title='Police Story'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S4D-p5g7FpI/AAAAAAAAAGw/UDtv1j8gojI/s72-c/police-story.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-9106768275367814695</id><published>2010-01-14T23:06:00.014+01:00</published><updated>2010-02-21T18:56:17.134+01:00</updated><title type='text'>Galaxy Quest</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S0-WL4xl5ZI/AAAAAAAAAGY/Yxy_BBd6ZSE/s1600-h/locandinapg1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 226px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426721206967854482" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S0-WL4xl5ZI/AAAAAAAAAGY/Yxy_BBd6ZSE/s320/locandinapg1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per il gruppetto di attori che fino a una ventina di anni prima, tra la fine dei ‘70 e l’inizio degli ‘80, faceva chiudere in positivo i bilanci della rete che aveva in palinsesto quella gallina dalle uova d’oro che rispondeva al nome di &lt;em&gt;Galaxy Quest&lt;/em&gt; - una serie di fantascienza che narrava le imprese, mai visitate dalla sconfitta, dell’equipaggio dell’NSEA-Protector - sono tempi assai duri: le luci della ribalta si accendono ormai solo per disegnare ombre sempre più diafane della gloria che fu su palchetti accomodati in occasione di apparizioni pubblicitarie o deliranti convention di fan, di fatto ultimi 'assi nella manica' per mettere insieme il pranzo con la cena. La frustrazione è poi acuita dal non riuscire, per nessuno di quegli artisti, a lavorare più da solo, con susseguenti piccole grandi invidie nei confronti di Jason Nesmith, ossia l’indomito capitano Taggart, l’unico che, talvolta, strappa qualche contratto soltanto a propria firma.&lt;br /&gt;Ma la stella della celebrità si è stufata di stare a guardare: &lt;em&gt;Galaxy Quest&lt;/em&gt; mandava in orbita gli ascolti non solo per modo di dire, dal momento che le puntate vengono captate da una razza aliena di autodistruttiva mitezza, i Thermiani, e lette come dei documentari atti ad autorizzare il reclutamento del personale di bordo della NSEA-Protector per porre fine alla tirannia dello spietato Sarris. Visto lo stato delle cose, e superato un primo più che comprensibile momento di 'sfasamento' nel passaggio da un set di compensato alla plancia di un astronave costruita secondo l’analisi scrupolosa di quei video provenienti da un mondo ancora libero, i protagonisti della serie si ritrovano così a fare tesoro dei tanti copioni mandati giù a memoria magari senza troppa convinzione per sopravvivere a bombardamenti a colpi di laser e mettere il sale sulla coda a extraterrestri ributtanti quanto molto poco socievoli.&lt;br /&gt;Dean Parisot ha il pregio di non sciupare un soggetto accattivante e avente a bersaglio principale il mito, e il culto, di Star Trek imboccando la (apparentemente) comoda scorciatoia della parodia. Non un &lt;em&gt;Balle Spaziali&lt;/em&gt; parte seconda, dunque, ma più un &lt;em&gt;Tre Amigos&lt;/em&gt; nello spazio per una pellicola divertente e con parentesi di riflessione – oltre che di dramma – che una direzione accorta incastona senza che passino per posticce.&lt;br /&gt;Attori convinti e convincenti, con menzione particolare per una Sigourney Weaver che tira fuori dall’armadietto una mise che guarda bene un periodo di licenza in lavanderia per la canotta impiastricciata di sudore e sangue del tenente Ellen Ripley. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Dean Parisot. Interpreti: Tim Allen, Alan Rickman, Sigourney Weaver. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Titolo originale: Galaxy Quest. Genere: Commedia. Durata: 102 min. Produzione: USA 1999. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-9106768275367814695?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/9106768275367814695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/01/per-il-gruppetto-di-attori-che-fino-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/9106768275367814695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/9106768275367814695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2010/01/per-il-gruppetto-di-attori-che-fino-una.html' title='Galaxy Quest'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/S0-WL4xl5ZI/AAAAAAAAAGY/Yxy_BBd6ZSE/s72-c/locandinapg1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-3348513624192852599</id><published>2009-10-18T18:27:00.008+02:00</published><updated>2010-02-21T18:28:42.942+01:00</updated><title type='text'>John Rambo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SttTu37BBdI/AAAAAAAAAGQ/WID50CIa9Wo/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5393997043456869842" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SttTu37BBdI/AAAAAAAAAGQ/WID50CIa9Wo/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando non è solo la Tigre a essere ancora viva. A 61 anni Sylvester Stallone si rimette in gioco e dopo un decoroso sesto e ultimo capitolo dedicato a Rocky Balboa, il pugile italo-americano che nel 1976 gli asfaltò la strada del successo illuminandola a giorno con tre Oscar, torna nuovamente a rivestire, schivando il ridicolo, gli iconici panni di Rambo, il soldato reduce dal Vietnam e babau di quell'America che non accetta i suoi figli tornati dal fronte, quasi fosse una colpa aver servito la Patria e soprattutto non aver avuto il riguardo di morire per essa.&lt;br /&gt;John Rambo ora trascina la propria esistenza catturando cobra, che poi vende a organizzatori di prove di coraggio, e percorrendo in battello il fiume Salween a scopo pesca o, all’occorrenza, trasporto persone. Il luogo del buon ritiro è la Thailandia settentrionale. Poco distante, al confine con la Birmania, si consuma il genocidio del popolo Karen a opera dello spietato esercito birmano. John Rambo lascia che gli echi della sofferenza, delle esecuzioni sommarie e degli stupri all’ordine del giorno, turpi risultati di una guerra giunta ormai al sessantesimo anno di età, gli scivolino addosso insieme agli amari ricordi del suo passato di combattente, prima riconosciuto dal Paese e poi utilizzato per missioni dove, se gli fosse accaduto qualcosa, soltanto i parenti stretti avrebbero saputo della sua esistenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel villaggio dove vive arrivano un giorno dei missionari americani che domandano di lui, della "guida americana del fiume". Il capo spedizione, Michael Bennet, un dottore, gli chiede di accompagnarli sulla sua imbarcazione lungo il Salween fino al punto da dove potranno, a piedi, raggiungere le colline dove si rifugiano i Karen e portare loro medicinali, generi di conforto e Bibbie. Dall'ultima volta che si sono avventurati in Birmania i militari hanno minato molti sentieri e quindi la via dell'acqua è al momento quella più sicura.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non se ne parla neanche: Rambo non vuole immischiarsi in queste faccende e fa pesare loro il fatto che non avendo armi difficilmente potrebbero cambiare il corso degli avvenimenti. Ma è un cinismo di facciata: ha solo paura di dare anche solo la minima chance di riscossa all'imprinting alla guerra che incancrenisce il suo DNA. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Piove, una pioggia senza argini che se sommergesse il mondo sarebbe meglio; Sarah, fidanzata di Michael, prova a persuadere quell'uomo così silenzioso e sfuggente:"Deve pur credere in qualcuno. Deve ancora importarle di qualcosa".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Piove, ed è una pioggia che scioglie anche le ultime incertezze. Il giorno dopo il gruppetto è in viaggio. Rambo, a poppa, manovra senza proferire parola. Il suo viso non sembra tradire alcun interesse per quello che sta facendo. Falso: non ha voluto compenso e tutte le fibre del suo essere sono tese a captare il minimo segnale di pericolo. Una barca di pirati birmani li intercetta e li abborda. Rambo ce la mette tutta per quietare gli animi, ma quando il capo di quella banda di tagliagole si accorge che fra i passeggeri c'è una donna accade solo e semplicemente quello che deve accadere. "La guerra è naturale, è la pace ad essere un evento anomalo. È questa la realtà. Quando vieni spinto a farlo, uccidere è semplice come respirare".&lt;br /&gt;Il guerriero preme per risorgere e quando, a distanza di neanche un paio di settimane, Arthur Marsh, pastore della Chiesa di Cristo in Colorado, lo mette a parte che i missionari non hanno più fatto ritorno e che, avute informazioni dai guerriglieri Karen e raccolti i fondi necessari, ha ingaggiato un manipolo di mercenari per andare a liberare i suoi uomini dal campo di prigionia birmano, non esita ad accettare di accompagnare quei soldati di ventura lungo il fiume. Ma non è solo l'essere una "fottuta macchina da guerra" a spingerlo a tornare in azione: quella donna, Sarah, lo ha colpito profondamente con la sua incrollabile dedizione alla causa e qualcosa, forse l’amore, torna a visitargli il cuore dopo tanto, troppo tempo.&lt;br /&gt;Fotografia sintonizzata sulle frequenze di un incubo a occhi aperti, raccapriccio e indignazione: Sylvester Stallone si addossa per la prima volta l'onere della regia di uno dei suoi personaggi più amati dal pubblico di tutte le latitudini e per chiudere degnamente l'&lt;em&gt;affaire&lt;/em&gt; Rambo imbastisce una storia che scandaglia una realtà poco conosciuta a livello mediatico, fino a confezionare un film 'dell'orrore' di indubbia tenuta spettacolare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Stazza e statura di un autentico Golem della guerra, Rambo si riconsegna definitivamente al suo mondo nella emozionante e brutale sequenza che vede il reduce trafiggere con frecce scagliate con sovrumana perizia i militari birmani che stavano per infamarsi con l'ennesimo crimine contro i Karen. Il guerriero è risorto e non può (più) opporsi al suo destino: prima che la parola "Uccidi" possa essere cancellata dalla sua fronte occorrerà che le mani si riscaldino fino ad avvampare e diventare tutt’uno con il manico di un mitragliatore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Sylvester Stallone. Interpreti: Sylvester Stallone, Julie Benz, Matthew Marsden.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Titolo originale: Rambo. Genere: Azione. Durata: 91 min. Produzione: USA 2008.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, su &lt;a href="http://www.filmscoop.it/"&gt;http://www.filmscoop.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-3348513624192852599?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/3348513624192852599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/10/john-rambo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/3348513624192852599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/3348513624192852599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/10/john-rambo.html' title='John Rambo'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SttTu37BBdI/AAAAAAAAAGQ/WID50CIa9Wo/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-4621051369502381615</id><published>2009-09-16T09:37:00.011+02:00</published><updated>2010-02-21T18:35:17.959+01:00</updated><title type='text'>Batman: The Movie</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SrCh4tieM5I/AAAAAAAAAGI/fiCdJvRhG9E/s1600-h/batman1966.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 160px; FLOAT: right; HEIGHT: 213px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381979550376670098" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SrCh4tieM5I/AAAAAAAAAGI/fiCdJvRhG9E/s320/batman1966.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal 1966 al 1968 la Fox produsse 120 puntate di una serie televisiva incentrata sulle gesta di Batman e del suo fedele compagno Robin, il ragazzo meraviglia. I telefilm, figli della deriva leggero-adolescenziale delle avventure a fumetti dell'uomo pipistrello operata tra la fine degli anni 50 e la prima metà dei 60, riscossero un forte successo, tanto da sedurre anche il grande schermo, che nel 1966 omaggiò i fan con un lungometraggio che trovava il suo punto di forza nelle funeste macchinazioni tramate per la prima volta all'unisono da quattro dei &lt;em&gt;villains&lt;/em&gt; più rappresentativi del serial.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Batman: The Movie&lt;/em&gt;, diretto da Leslie H. Martinson, si scopre però nulla più che un sontuoso episodio fuori palinsesto, con inquadrature che fotografano dall'alto e in formato panoramico una inedita Gotham City e un Batman che può permettersi di penzolare in campo lungo dalla Bat-scala del Bat-cottero per saltare su uno yatch dal quale era arrivato un Sos. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La trama, che potremmo tranquillamente definire demenziale, vede il Dinamico Duo alle prese con il rapimento del Commodoro Schmidlapp ad opera dei più temibili criminali di Gotham: il Pinguino, Joker, l’Enigmista e Catwoman. Il diabolico scopo dei super malviventi è quello di sfruttare l’invenzione di Schmidlapp: un disidratatore in grado di prosciugare l’acqua contenuta nel corpo umano fino a trasformare il destinatario del trattamento in un mucchietto di polvere. Usato sui membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, avrebbe portato a un cospicuo riscatto per la loro riconversione in uomini. Questo il plot, dunque;lo svolgimento, in linea con le storie Tv, è puro delirio: colori sgargianti e da parco giochi, inquadrature sbilenche sui cattivi quasi a voler sottolineare un acceso disequilibrio mentale, riprese a 90 gradi di Batman e Robin che scalano muri rigorosamente in posizione orizzontale sul set, dialoghi che già racchiusi in una nuvoletta suonano ridondanti (un esempio su tutti: i due eroi, il commissario Gordon e il comandante O ‘Hara che commentano la fotolista dei criminali attualmente a piede libero su Gotham City), esplosioni di onomatopee sulle scazzottate.&lt;br /&gt;Adam West (Batman) e Burt Ward (Robin) intelligentemente non fanno neanche finta di prendersi sul serio, in questo assecondati dal resto del cast, impedendo così al film di precipitare nel baratro del ridicolo e facendolo invece gravitare sul terreno della simpatica bizzarria. Che si premia anche di una capatina nelle regioni del cinema comico, in particolare del muto: a un certo punto Batman si trova a dover scegliere il posto più adatto per liberarsi di una bomba (tonda e dal colore nero) ma ostacoli in forma di suore, mamma con carrozzina, innamorati in barca e persino un gruppo di paperelle rischiano di fargliela scoppiare fra le mani. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;Un Bat-consiglio, in chiusura: se ne trovate traccia nella programmazione delle varie reti, guardate &lt;em&gt;Return to the Batcave: The Misadventures of Adam and Burt&lt;/em&gt; (2003). Si tratta di un film per la televisione che narra i retroscena del serial di culto ed è un autentico gioiellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regia: Leslie H. Martinson. Interpreti: Adam West, Burt Ward.&lt;br /&gt;Titolo originale: Batman. Genere: Azione. Durata: 105 min. Produzione: USA, 1966.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, su &lt;a href="http://www.cineboom.it/"&gt;http://www.cineboom.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-4621051369502381615?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/4621051369502381615/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/09/dal-1966-al-1968-la-fox-produsse-120.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/4621051369502381615'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/4621051369502381615'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/09/dal-1966-al-1968-la-fox-produsse-120.html' title='Batman: The Movie'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SrCh4tieM5I/AAAAAAAAAGI/fiCdJvRhG9E/s72-c/batman1966.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5987687536428225996</id><published>2009-09-05T15:21:00.018+02:00</published><updated>2010-02-21T18:37:01.980+01:00</updated><title type='text'>Scoop</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SqJrDCNs0OI/AAAAAAAAAGA/0EGhmVmXDOo/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 226px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5377978604911907042" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SqJrDCNs0OI/AAAAAAAAAGA/0EGhmVmXDOo/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A Londra le lucciole non passeggiano tranquille: archiviati gli agguati di Jack lo squartatore, devono sfuggire ai mortali approcci di colui che le prime pagine dei giornali hanno battezzato il “Killer dei Tarocchi”, per via di quelle carte da gioco lasciate accanto ai corpi delle vittime.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A investigare sul caso, Sondra Prensky, giovane e grintosa studentessa di giornalismo aiutata da un anziano illusionista, Splendini, nome d’arte di Sid Waterman. La soffiata circa l’identità dell’assassino seriale nella persona di Peter Lyman, tra gli esponenti di spicco dell’aristocrazia cittadina, arriva da fonte certa quanto assolutamente fuori dall’ordinario: Joe Strombel, giornalista costantemente sul pezzo e di grande autorevolezza… passato a miglior vita e sfuggito alla sorveglianza della Morte per comunicare a Sondra, durante un esperimento di smaterializzazione operato da Splendini, le congetture della segretaria personale di Lyman circa il proprio decesso per avvelenamento dopo aver iniziato a collegare i delitti con taluni atteggiamenti del datore di lavoro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Concepire un capolavoro all’anno, o suppergiù, non è certo impresa alla portata di tutti i registi: Woody Allen per un generoso periodo di tempo ha mantenuto alta la bandiera; poi, fisiologicamente e 'umanamente', l’ispirazione ha dovuto tirare il fiato, e anche una delle personalità tra le più influenti della cinematografia mondiale ha dovuto così realizzare opere non all’altezza delle lecite aspettative, sebbene sempre più che dignitose. Ora, uno "storico" cambio di location - Londra al posto della consueta New York - sembra aver giovato alla sagace penna dell’autore di &lt;em&gt;Manhattan&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;Crimini e misfatti&lt;/em&gt;, che dopo aver ambientato nella metropoli inglese il drammatico e crudele &lt;em&gt;Match Point&lt;/em&gt;, architetta un giallo-rosa che non soffre particolari difficoltà a mantenere desto l’interesse grazie a una vivace girandola di situazioni che ben amalgamano il comico al thriller, con punte di genuina suspense. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scarlett Johansson, dopo il folgorante e sensualissimo esordio alla corte di Allen in &lt;em&gt;Match Point&lt;/em&gt;, si conferma nuova musa del cineasta statunitense, ed è talmente deliziosa e funzionale nei panni dell'aspirante cronista sulle tracce dello scoop del secolo, e perdutamente innamoratasi dell'oggetto dello stesso, che Woody sembra defilarsi fin quasi a dividere la scena con lei in qualità di spalla di gran lusso, e il suo Splendini, investigatore controvoglia, è tenero e magnifico quando si appropria di prodezze fino ad allora a lui sconosciute, quelle dell’uomo d’azione, e spinge a tavoletta la sua auto per correre in aiuto di quella che ormai considera la figlia che non ha mai avuto, minacciata da Lyman (un accattivante Hugh Jackman) su una barca nel lago privato dell'uomo in una sequenza che ammicca al Chaplin di &lt;em&gt;Monsieur Verdoux&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Woody Allen. Interpreti: Scarlett Johansson, Woody Allen, Hugh Jackman.&lt;br /&gt;Titolo originale: Scoop. Genere: Commedia. Durata: 96 min. Produzione: Gran Bretagna/USA, 2006. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5987687536428225996?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5987687536428225996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/09/londra-le-lucciole-non-passeggiano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5987687536428225996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5987687536428225996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/09/londra-le-lucciole-non-passeggiano.html' title='Scoop'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SqJrDCNs0OI/AAAAAAAAAGA/0EGhmVmXDOo/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-6625075463253231944</id><published>2009-08-10T21:17:00.010+02:00</published><updated>2010-02-21T18:57:37.751+01:00</updated><title type='text'>Alta tensione</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SoBzpSJ6smI/AAAAAAAAAFg/v2nVRORBp5Y/s1600-h/alta+tensione.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 212px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368417908910895714" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SoBzpSJ6smI/AAAAAAAAAFg/v2nVRORBp5Y/s320/alta+tensione.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In una rinomata clinica psichiatrica arriva, fresco di nomina a direttore, il dottor Robert Thorndyke, psichiatra di fama mondiale insignito anche del premio Nobel.&lt;br /&gt;I pazienti dell’istituto appartengono tutti al bel mondo e le succose rette fomentano gli appetiti di medici che, sorvolando allegramente sul concetto di etica professionale, si coalizzano con successo per nascondere al mondo l’eventuale guarigione dei loro assistiti.&lt;br /&gt;Il neodirettore non ci mette molto a capire che l’ambiente che lo circonda nasconde più di qualche magagna e, aiutato dall’autista dell’ospedale e dalla figlia di uno dei ricoverati, cerca di ristabilire, peraltro gravato da un’accusa di omicidio diabolicamente costruita a tavolino, una legalità che pare ormai versare in coma irreversibile.&lt;br /&gt;Dedicato al maestro della suspense Alfred Hitchcock, come avverte la scritta prima dei titoli di testa, &lt;em&gt;Alta tensione&lt;/em&gt; si rivela una parodia delle opere del regista inglese ammirevolmente non sbilanciata sul versante del 'vilipendio', grazie alla conduzione di un Mel Brooks misurato come non sempre altrove e qui impegnato anche davanti la macchina da presa nel ruolo di Thorndyke. Influenzata in particolare dalle suggestioni de&lt;em&gt; La donna che visse due volte&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Vertigo&lt;/em&gt;, in originale) per via dell’acrofobia – ossia la paura delle altezze – che menoma il quotidiano vivere di Thorndyke, la pellicola di Brooks patisce qualche gag non funzionale al contesto ma è solo un peccato veniale: la trama, dopo una partenza non proprio irresistibile, si segue con piacere, alternando il gusto per l’assurdo a momenti di irresistibile umorismo (che contemplano anche il cinema nel suo farsi) oltre a ineccepibili riproposizioni quasi &lt;em&gt;frame to frame&lt;/em&gt; di momenti cult della filmografia hitchcockiana.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Regia: Mel Brooks. Interpreti: Mel Brooks, Madeline Kahn, Cloris Leachman.&lt;br /&gt;Titolo originale High Anxiety. Genere: Comico. Durata: 94 min. Produzione: USA 1977.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-6625075463253231944?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/6625075463253231944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/08/in-una-rinomata-clinica-psichiatrica.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6625075463253231944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6625075463253231944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/08/in-una-rinomata-clinica-psichiatrica.html' title='Alta tensione'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SoBzpSJ6smI/AAAAAAAAAFg/v2nVRORBp5Y/s72-c/alta+tensione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-6427075146789227122</id><published>2009-08-04T08:34:00.004+02:00</published><updated>2010-02-21T18:46:32.758+01:00</updated><title type='text'>Milano calibro 9</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SnfYC-fqW-I/AAAAAAAAAFA/d0f59cIo6HM/s1600-h/Milano.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 202px; FLOAT: right; HEIGHT: 274px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5365995026682371042" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SnfYC-fqW-I/AAAAAAAAAFA/d0f59cIo6HM/s320/Milano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Figura di assoluto prestigio nel (ei fu) panorama del cinema italiano di genere, Fernando Di Leo, ispirato da alcuni racconti di Giorgio Scerbanenco, firma con &lt;em&gt;Milano calibro 9&lt;/em&gt;, che con &lt;em&gt;La mala&lt;/em&gt; &lt;em&gt;ordina&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Il boss&lt;/em&gt; compone la celebre “Trilogia del milieu”, quello che da più parti viene considerato il suo capolavoro, e che un cultore come Quentin Tarantino esalta, forse con una punta di esagerazione o forse no, come “Il più grande noir italiano di tutti i tempi”.&lt;br /&gt;Certo è che la storia di Ugo Piazza, scrupoloso manovale del crimine sul libro paga dell’ "Americano” - temutissimo boss che lo ritiene responsabile della sparizione di trecentomila dollari frutto dell’ultimo scambio illegale di denaro prima che il suo sgherro decidesse, a suo giudizio, di farsi catturare come un dilettante dopo una rapina e di assicurarsi così una vacanza di tre anni, con rigoglioso avvenire, a spese dello Stato - si traduce in esaltante visione (valgano per tutti i minuti iniziali, commentati unicamente da inquadrature calibrate come tocchi di bisturi che inseguono la montante musica composta da Luis Bacalov), mai avara di colpi di scena, navigata da squarci di violenza non appannati dal fare cassetta e accarezzata da un insopprimibile romanticismo di fondo.&lt;br /&gt;L’interpretazione di Gastone Moschin nei braccati quanto ostinati panni di Ugo Piazza, poi, è semplicemente di quelle che possono consacrare una carriera. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Regia: Fernando di Leo. Interpreti: Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf. Genere: Poliziesco. Durata: 97 min. Produzione: Italia, 1972. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-6427075146789227122?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/6427075146789227122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/08/figura-di-assoluto-prestigio-nel-ei-fu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6427075146789227122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6427075146789227122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/08/figura-di-assoluto-prestigio-nel-ei-fu.html' title='Milano calibro 9'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SnfYC-fqW-I/AAAAAAAAAFA/d0f59cIo6HM/s72-c/Milano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5747547607787550125</id><published>2009-07-18T09:10:00.017+02:00</published><updated>2010-02-21T18:54:37.813+01:00</updated><title type='text'>Outlander - L'ultimo vichingo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SmF2zYN-1sI/AAAAAAAAAEo/jKMgCR2LRXE/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359695656594101954" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SmF2zYN-1sI/AAAAAAAAAEo/jKMgCR2LRXE/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Malgrado il caldo che obnubila i sensi, non può sfuggire neanche all’attenzione dei meno smaliziati fra quelli che, aperto il giornale, scorrono con l'indice l’elenco dei film quanto quell’aggiunta italiana, “&lt;em&gt;L’ultimo vichingo&lt;/em&gt;”, all’originale &lt;em&gt;Outlander&lt;/em&gt; possa prestare il fianco allo scetticismo: nella stagione in cui è più facile smerciare le giacenze di magazzino, l’assonanza con il megasuccesso, datato 1986, &lt;em&gt;Highlander: L’ultimo immortale&lt;/em&gt; potrebbe infatti preludere con scioltezza al bidone, fra l’altro dissimulato (o meglio evidenziato?) da una locandina di discreto impatto alla Conan il barbaro. A sorpresa, invece, l’esordio sul bianco telone di Howard McCain, già regista di premiati cortometraggi e di lunghi per la televisione, non avalla il peggio anche in virtù di una sceneggiatura che riesce a scavalcare con efficacia le secche di un’ispirazione fin troppo debitrice nei riguardi delle storie aventi a protagonisti due autentici mostri (in tutti i sensi) sacri del cinema di fantascienza: Alien e Predator.&lt;br /&gt;Pianeta Terra, anno 709 d.C.: Kainan (un incisivo James Caviezel) è un extraterrestre la cui astronave va a inabissarsi in acque norvegesi. Il suo compagno di viaggio perisce nell’incidente e non c’è traccia del Moorwen, una creatura che si nutre di distruzione e che, clandestina a bordo, ha provocato il malfunzionamento dei comandi.&lt;br /&gt;Catturato da una tribù di Vichinghi al comando di Re Rothgar, Kainan, le cui fattezze umane non ne tradiscono la provenienza, dovrà dimostrare, con non poche sofferenze, di non essere una minaccia per la vita della comunità e, una volta accettato all’interno della stessa, organizzare la trappola per porre fine ai massacri perpetrati dal Moorwen.&lt;br /&gt;McCain accende la complicità con lo spettatore agevolando una progressione drammatica svincolata da ambizioni d'autore e che fa ancor di più risaltare un copione che, se pur di non primissima mano, come già accennato, riesce tuttavia a risparmiarsi qualche 'dovuto' - si veda la reale identità di Kainan, che non viene mai rivelata ai suoi nuovi compagni di vita nonchè alla bella e assai valente nell’uso delle armi Freya, figlia di Rothgar, della quale si innamora, ricambiato – e a imbastire un sistema di apprendimento istantaneo della cultura umana del periodo a uso e consumo dell’ospite da un altro pianeta che più doloroso sarebbe stato difficile immaginare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regia: Howard McCain. Interpreti: James Caviezel, Sophia Myles, Ron Perlman, John Hurt.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Titolo originale: Outlander. Genere: Fantascienza. Durata: 115 min. Produzione: USA 2008.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5747547607787550125?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5747547607787550125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/malgrado-il-caldo-che-obnubila-i-sensi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5747547607787550125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5747547607787550125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/malgrado-il-caldo-che-obnubila-i-sensi.html' title='Outlander - L&apos;ultimo vichingo'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SmF2zYN-1sI/AAAAAAAAAEo/jKMgCR2LRXE/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-6158662941132346702</id><published>2009-07-12T12:50:00.006+02:00</published><updated>2010-02-22T08:03:22.919+01:00</updated><title type='text'>Planet Terror</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlnAlAfyAQI/AAAAAAAAAEg/BTjxZ4QXyxs/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 229px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357524973754908930" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlnAlAfyAQI/AAAAAAAAAEg/BTjxZ4QXyxs/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lungi dall’apparire un puro e semplice sfoggio di abilità nel muovere il mouse, il più massiccio piegare ad arte le mirabilie del digitale in modalità Old movie consente a &lt;em&gt;Planet Terror&lt;/em&gt;, atto secondo del progetto &lt;em&gt;Grindhouse&lt;/em&gt;, introdotto qualche mese prima da Quentin Tarantino con &lt;em&gt;A prova di morte&lt;/em&gt;, di meglio risuscitare sugli smaliziati schermi di oggidì un modello di cinema, il Grindhouse, appunto, caratterizzato da trame assai poco edulcorate che fra gli anni 60 e 70, in America, trastullava il pubblico di solito con due film proiettati in sequenza (negli States e in Inghilterra si è potuto apprezzare il cimento di Tarantino e Rodriguez secondo questa modalità) e spesso flagellati da bruciature, spezzoni mancanti e svariati altri danni in ordine sparso originati da una cronica scarsità di copie, e quindi dall’intensivo sfruttamento delle stesse.&lt;br /&gt;Il pirotecnico Robert Rodriguez sa di non poter contare su una sceneggiatura che faccia dell’originalità la propria carta vincente (di nuovo un atto di denuncia contro l’incontrollabilità di armi - di natura chimica, in questo caso - che dovrebbero 'proteggere' e che invece si rivelano esecutrici senza preferenza per alcuno della Signora con la falce, ancora un film sugli zombie) e sfugge con abilità la tentazione di farsene un cruccio.&lt;br /&gt;No, questa del cineasta texano è una pellicola che abbiamo già visto tante altre volte e magari ci è anche piaciuta di più, ma che non possiamo costringerci a non rivedere: le traiettorie della macchina da presa sulle imprescindibili coordinate di Romero, con generose porzioni di prelibatezze carpenteriane e una nube verde che tramuta in famelici mostri che pare arrivare dritta dal cult &lt;em&gt;I Diafanoidi vengono da Marte &lt;/em&gt;del nostro Antonio Margheriti fanno di &lt;em&gt;Planet&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Terror&lt;/em&gt; una trasferta nei territori della paura di allarmante (per i nervi e lo stomaco del pubblico) efficacia.&lt;br /&gt;Rose McGowan regala a Cherry Darling un’avvenenza che lacrime avverse a tentazioni di compatimento non fanno che esaltare e una stella nel firmamento delle donne in azione fra la Ripley di &lt;em&gt;Alien&lt;/em&gt; e la Alice di &lt;em&gt;Resident Evil&lt;/em&gt;. La sequenza che vede il suo ex innestarle un mitra al posto della gamba destra che uno zombie dalle sgraziate maniere aveva deciso di consumare per cena non sfigurerebbe in una lista delle dieci scene d’amore più bizzarre di sempre.&lt;br /&gt;All’epoca, di &lt;em&gt;Terminator 2 - Il giorno del giudizio&lt;/em&gt; si scrisse che era un film violentissimo contro la guerra. Con gli opportuni distinguo, stesso discorso potrebbe farsi per &lt;em&gt;Planet Terror&lt;/em&gt;, che, di fatto, provoca sincero disturbo non nella scrupolosa sequela di morti ammazzati quanto nel brano che vede, in un ospedale, sciorinate su un monitor le menomazioni che affliggono i soldati coinvolti nella campagna in Iraq.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-6158662941132346702?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/6158662941132346702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/lungi-dallapparire-un-puro-e-semplice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6158662941132346702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6158662941132346702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/lungi-dallapparire-un-puro-e-semplice.html' title='Planet Terror'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlnAlAfyAQI/AAAAAAAAAEg/BTjxZ4QXyxs/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-4328886886933734502</id><published>2009-07-12T12:39:00.007+02:00</published><updated>2010-02-21T19:03:35.309+01:00</updated><title type='text'>Il Cavaliere Oscuro</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm93OzXfjI/AAAAAAAAAEQ/dNxmYyQVQHg/s1600-h/cavaliere.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357521988297915954" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm93OzXfjI/AAAAAAAAAEQ/dNxmYyQVQHg/s320/cavaliere.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"… nel mio ventre la creatura si contorce e ringhia e mi dice di cosa ho bisogno…”.&lt;br /&gt;Questi i pensieri che accompagnano per le strade di una Gotham City ormai sconfitta dalla criminalità un Bruce Wayne sessantenne, assediato dagli acciacchi dell’età e da dieci anni volutamente congedatosi dal suo alter ego mascherato, in quel portento disperato/dark della letteratura a fumetti che è &lt;em&gt;Il ritorno del Cavaliere Oscuro&lt;/em&gt; di Frank Miller (1986).&lt;br /&gt;La bestia, Batman, il pipistrello fattosi castigo, doveva avere sicuramente vita più facile nell’età gagliarda del miliardario e filantropo Bruce Wayne, quando la vendetta era lungi dall’allentare la sua ossessiva morsa nei confronti di un uomo che una rapina sfuggita al controllo aveva privato, a otto anni, dei genitori all’uscita da un cinema.&lt;br /&gt;Capitolo numero 6 delle avventure del vigilante mascherato creato da Bob Kane e Bill Finger e apparso per la prima volta nel maggio del 1939 sulle tavole del numero 27 di Detective Comics, &lt;em&gt;Il Cavaliere Oscuro&lt;/em&gt; onora in pieno il titolo presentandoci un uomo pipistrello mai così accanito contro l’illegalità e un Bruce Wayne sempre più sull’orlo di una crisi di coscienza.&lt;br /&gt;A Gotham City la mafia ha esteso i suoi tentacoli un po’ dappertutto, forze dell’ordine comprese, e i fiumi di dollari risultato dei suoi turpi traffici saturano i caveau delle banche prescelte.&lt;br /&gt;Oltre Batman, comunque aspramente criticato dai media per i suoi metodi repressivi assai poco riguardosi nei confronti della 'dignità' e dei 'diritti' del malfattore, l’unico baluardo a difesa dell’ordine pubblico è il nuovo Procuratore Distrettuale Harvey Dent, che, incorruttibile e dal sorriso sincero e profondamente telegenico, conduce, in accordo con il tenente James Gordon, un blitz che porta al sequestro di tutto il denaro della mafia. Salvo poi prendere atto che i soldi sono falsi (nelle mazzette ci sono anche banconote segnate da Batman per l’operazione) e che il contante è protetto all’estero dall’autorevole contabile della Piovra.&lt;br /&gt;Ordinaria amministrazione, insomma, fra i grattacieli di Gotham. Solo, malviventi che sfoggiano il doppiopetto e hanno parole d’amore solo per il libretto degli assegni risultano decisamente 'volgari' agli occhi cerchiati di nero di colui che ritiene sia arrivato il momento, per la città, di vantare un criminale davvero 'di classe': il Joker.&lt;br /&gt;Sguardo animato da lucida follia, capelli verdi, viso pittato di bianco, denti giallognoli, abito e modi da consumato attore del teatro dell’assurdo e labbra macchiate di rosso stirate in un ghigno perpetuo da profonde cicatrici eredità di antiche sevizie, il Joker, ispirato nella sua origine fumettistica al personaggio interpretato da Conrad Veidt nel film del 1928 &lt;em&gt;L’uomo che ride&lt;/em&gt;, bassezza dopo bassezza riesce a portare Gotham sull’orlo della catastrofe morale e materiale.&lt;br /&gt;Sì, perché nel suo farsi paladino della causa mafiosa contro Batman e la legge, in realtà il malefico clown si fa beffe di tutto e tutti bruciando il suo compenso (la metà dei soldi della Piovra) con in cima alla catasta il ragioniere della mafia imbavagliato e legato a una sedia, certificando così di agire solo e soltanto in nome dell’anarchia più slegata dai ma e dai perché - “Alcuni uomini non cercano cose logiche, come il denaro. Non possono essere comprati, comandati o contrattati. Alcuni uomini vogliono solo vedere bruciare il mondo.” &lt;alcuni&gt;- e assumendo, nell’offrire una simbolica rappresentazione dell’Uomo in quanto animale avvezzo a immolarsi sull’altare della ricchezza, statura di osceno semidio.&lt;br /&gt;Psicopatico senza carta d’identità, Joker è, storicamente, l’avversario principe del raddrizzatorti in maschera. E i due sono più simili di quanto non possano pensare. Meglio, di quanto il giustiziere non possa considerare.&lt;br /&gt;“Tu mi completi”, dice il malefico pagliaccio a Batman, non potendo affermare verità più vera, dal momento che un sempre più crepato divisorio etico impedisce allo squilibrio mentale dell’uomo pipistrello di fare carne da macello dei suoi nemici.&lt;br /&gt;Il Joker certe finezze comportamentali non le conosce neanche per sentito dire e, in questo &lt;em&gt;Cavaliere Oscuro&lt;/em&gt;, non deve neanche affannarsi più di tanto per dimostrare agli onesti cittadini di Gotham quanto la loro probità sia solo un’astrazione da libro dei boy scout: scatena, infatti, una tribale caccia all’uomo quando chiede la vita di un impiegato delle Industrie Wayne, reo di aver dichiarato in televisione di aver scoperto l’identità di Batman, minacciando di far saltare l’ospedale di Gotham in caso di mancata risposta.&lt;br /&gt;Non pago, riesce persino a far evacuare la città sotto la minaccia di attentati esplosivi, e, una volta al largo su due navi distinte la gente perbene e i detenuti, annuncia di aver collocato sulle imbarcazioni due bombe il cui timer può essere stoppato liberamente… salvo causare la distruzione della nave che non lo ha disattivato per prima. E tutto questo solo perché desidera che Batman si umili togliendosi la maschera e facendosi finalmente da parte.&lt;br /&gt;Figurarsi, a questo punto, come deve sentirsi un crociato della giustizia quando coloro che ha giurato di proteggere lo guardano in cagnesco, quando non lo combattono apertamente. E la parte finale del film, in quest’ottica, è fra le più lugubri e malinconiche che un falso blockbuster come questo possa vantare.&lt;br /&gt;Caos totale, quindi, a Gotham, atmosfere post 11 settembre e capolavoro di abiezione quando Joker, facendo in modo che metà faccia gli venga sfigurata dal fuoco, riesce a portare al lato oscuro persino l’integerrimo Harvey Dent, dando vita al pericoloso criminale che il mondo conoscerà come Due Facce.&lt;br /&gt;Non c’è che dire, dopo &lt;em&gt;Batman Begins&lt;/em&gt;, Christopher Nolan si conferma (fatti i doverosi distinguo) successore unico di Tim Burton al timone delle avventure dell’uomo pipistrello: un Autore in grado di rendere palpitanti sullo schermo le asperità e le incongruenze dell’umano agire, unitamente a incisive, e amare, riflessioni sul Bene. Che ha avuto la sgarbatezza di non avvisare quando è dipartito da questa valle di lacrime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano il Levante nel mese di Luglio 2008.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-4328886886933734502?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/4328886886933734502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/nel-mio-ventre-la-creatura-si-contorce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/4328886886933734502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/4328886886933734502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/nel-mio-ventre-la-creatura-si-contorce.html' title='Il Cavaliere Oscuro'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm93OzXfjI/AAAAAAAAAEQ/dNxmYyQVQHg/s72-c/cavaliere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5130009965036145260</id><published>2009-07-12T12:32:00.005+02:00</published><updated>2009-07-20T21:40:25.328+02:00</updated><title type='text'>Sfida senza regole</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm715YHOQI/AAAAAAAAAEI/hCOuqX8ssWE/s1600-h/Sfida.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357519766343334146" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm715YHOQI/AAAAAAAAAEI/hCOuqX8ssWE/s320/Sfida.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al Dipartimento di Polizia di New York la sensazione è quella di bufera in fatale approssimarsi: una sequela di morti ammazzati con gettati accanto ai (o nei) corpi una pistola, la stessa per tutti, e un foglietto con su vergata una poesia con motivazione in rima del trapasso sono certo quanto di più lontano da una buona pubblicità in termini di sicurezza pubblica.&lt;br /&gt;Per tacere della rispettabilità, dal momento che la pista seguita dagli investigatori sembra indirizzare verso il Corpo stesso. Un poliziotto serial killer giustiziere, insomma, che si farebbe carico, a stock di armi rubate e fantasiosi componimenti, di disinfettare le strade dalla feccia che i grossi buchi nelle maglie della legge hanno permesso potesse continuare a camminare e delinquere indisturbata.&lt;br /&gt;Le indagini vengono affidate ai detective Turk e Rooster, trent’anni di unghie sotto le quali la melma ha assunto la colorazione della carne e che vedono l’orologetto della pensione prendere con un sorriso sempre più largo e indisponente le misure del loro polso.&lt;br /&gt;I due sono i migliori in quello che fanno, ma le giovani leve non scaldano di sicuro la panchina: i detective Perez e Riley smaniano la luce dei riflettori e si deve alle congetture del primo il possibile coinvolgimento di un collega nei delitti.&lt;br /&gt;Questi, in estrema sintesi, come si conviene per una trama gialla, gli eventi attorno ai quali ruota Sfida senza regole, onesto poliziesco che si fa evento dell’anno per il pazzesco colpo messo a segno dal regista Jon Avnet (&lt;em&gt;Pomodori verdi fritti - Alla fermata del treno&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;L’angolo rosso&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;88 Minutes&lt;/em&gt;), ossia il coinvolgimento, nei panni di Turk e Rooster, di, rispettivamente, Robert De Niro e Al Pacino, due leggende viventi alla prima esperienza di recitazione insieme per gran parte della durata di un film. In passato, riportano le cronache, solo due volte Lennon e McCartney (come vengono soprannominati nella pellicola in questione) avevano calcato lo stesso set: Francis Ford Coppola li volle nel 1974 ne &lt;em&gt;Il padrino - Parte II&lt;/em&gt; senza tuttavia farli mai incrociare e Michael Mann li diresse nel 1995 nell’action-capolavoro &lt;em&gt;Heath - La sfida&lt;/em&gt;, dove giusto un paio di scene su più di due ore e mezzo di proiezione li registravano in deflagranti faccia a faccia.&lt;br /&gt;La sceneggiatura architettata da Russel Gewirtz parte d’atmosfera con l’alternanza nei titoli di testa di dettagli, primi piani e assieme dei due protagonisti impegnati in una complice esercitazione al poligono che si traduce in ideale summa di tanto loro cinema al color di polvere da sparo, per poi principiare un tormentato scavo nelle ambigue modalità di esecuzione di un mestiere che di lindo e pinto al cinema ha spesso solo il giuramento, che assolutamente non prevede nella sua formulazione l’opportunità di un bavaglio alla correttezza dettato dalla fabbricazione di prove false, unici grimaldelli per inficiare testimonianze viziate da una paura che si fa invisibile solo alle fredde pagine di un codice.&lt;br /&gt;Temi etici squassanti quelli proposti da Gewirtz, che non ha avuto però l’accortezza di sfruttare tutto l’inchiostro della penna usata per il copione di esordio, quello di &lt;em&gt;Inside Man&lt;/em&gt;: alcuni passaggi pagano una nebulosità scambiata per stimolante detto non detto e le parentesi erotico-sadomaso fra un De Niro che (apprezzabilmente, come anche Pacino) non nasconde la sua bella età e un’ammaliante e volitiva componente della squadra CSI, Karen Corelli, non sfuggono all’impressione di riempitivo.&lt;br /&gt;All’attivo contiamo uno squisito gioco di attori (tirano fuori le unghie Carla Gugino, John Leguizamo e Donnie Wahlberg) che genera personaggi concreti nelle loro pulsioni e passioni, l’autorità di un altro grande vecchio del cinema da duri quale Brian Dennehy e una gagliarda autoironia circa la resistenza delle serrature di una volta.&lt;br /&gt;Jon Avnet gira con un’esuberanza contrattualizzata al minimo sindacale, ed è un peccato. E’ vero che Al e Bob si dirigono da soli e che il braciere dell’attenzione lo attizzano a dovere fino al lancinante finale, a mente fredda unico momento realmente orchestrato sulla tensione, ma se la giustizia al di là della giustizia di Sfida senza regole fosse stata soppesata da un Martin Scorsese, sicuramente staremmo rubricando l’ennesimo, necessario, capolavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano il Levante nel mese di Ottobre 2008.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5130009965036145260?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5130009965036145260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/al-dipartimento-di-polizia-di-new-york.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5130009965036145260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5130009965036145260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/al-dipartimento-di-polizia-di-new-york.html' title='Sfida senza regole'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm715YHOQI/AAAAAAAAAEI/hCOuqX8ssWE/s72-c/Sfida.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-9218534427951787582</id><published>2009-07-12T12:29:00.006+02:00</published><updated>2010-03-16T13:45:24.686+01:00</updated><title type='text'>Gran Torino</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm7YYRFReI/AAAAAAAAAEA/qRH_i46j6DI/s1600-h/Gran+Torino.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 216px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357519259239269858" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm7YYRFReI/AAAAAAAAAEA/qRH_i46j6DI/s320/Gran+Torino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;78 anni e non farseli pesare. Per quello che, a quanto riportano le cronache, potrebbe essere il passo d’addio al cinema come attore, Clint Eastwood sceglie un soggetto “come al solito” poco consigliabile a chi smania di affogare nel buio di una sala per accordare la libera uscita al cervello. Film da vedere con lo stato d‘animo sintonizzato sulla giusta frequenza, allora? Non proprio, dal momento che &lt;em&gt;Gran Torino&lt;/em&gt; è, anche, opera parecchio divertente. Sì, proprio così: si ridacchia e non difetta la risata di gusto. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che il magnifico Clint convoglia nello scostante e apertamente razzista (ma è difesa; solo e soltanto, alla fine, sgretolabile difesa) Walt Kowalski - uno che la guerra in Corea ha 'onorato' di una medaglia che da tempo, o forse dal primo giorno, ha come unica valenza quella di accompagnare le sue notti e i suoi giorni tenuto per mano da fantasmi che un tempo avevano volto e carne del 'nemico' - una eccitante sintesi dei personaggi incarnati nell’arco di cinquant’anni di luminosissima carriera, ispettore Callaghan in testa. Ed è cosa nota che Harry la carogna non si morde di certo la lingua.&lt;br /&gt;Pellicola, come gran parte della filmografia eastwoodiana, implacabilmente destinata all’empireo dei classici, &lt;em&gt;Gran Torino&lt;/em&gt; rifulge di una trascinante mezz’ora finale ritmata sulle suggestioni di una (im)possibile riconquista di un altro ieri frequentato da muli suscettibili che sempre pensavano si ridesse di loro e da poliziotti che esortavano delinquentelli di mezza tacca a farli contenti, e culminante in una 'resa dei conti' di struggente lirismo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-9218534427951787582?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/9218534427951787582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/78-anni-e-non-farseli-pesare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/9218534427951787582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/9218534427951787582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/78-anni-e-non-farseli-pesare.html' title='Gran Torino'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Slm7YYRFReI/AAAAAAAAAEA/qRH_i46j6DI/s72-c/Gran+Torino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-6489600410482679470</id><published>2009-07-12T10:12:00.008+02:00</published><updated>2010-03-04T10:23:06.341+01:00</updated><title type='text'>The Mist</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlmbvVKAIjI/AAAAAAAAAD4/U2_WRrCExWU/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357484469169168946" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlmbvVKAIjI/AAAAAAAAAD4/U2_WRrCExWU/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avvertenza numero uno: &lt;em&gt;The Mist&lt;/em&gt; è un film che picchia, e forte. Astenersi spettatori dell’ultima ora o chi si vanta che più gli altri se la fanno sotto, più lui se la ride.&lt;br /&gt;Avvertenza numero due: disdire la prenotazione al ristorante o in pizzeria, dal momento che sui titoli di coda si rimane atterrati, e atterriti, sulla poltrona e si aspetta solo il momento che la forza di volontà coordini i movimenti per tornarsene a casa a meditare su quanto la razza umana possa davvero risultare aberrante.&lt;br /&gt;Raccomandazione unica: &lt;em&gt;The Mist&lt;/em&gt; è maledettamente imperdibile.&lt;br /&gt;Alla sua terza traduzione per il grande schermo, dopo &lt;em&gt;Le ali&lt;/em&gt; &lt;em&gt;della libertà&lt;/em&gt; (1994) e &lt;em&gt;Il miglio verde&lt;/em&gt; (1999), di un’opera di Stephen King, fra i massimi autori contemporanei sui temi dell’horror e del mistero, Frank Darabont sterza nelle lande della paura più viscerale, pur senza rinunciare al lirismo magico che ha reso grandi e indimenticabili i due titoli sopra citati.&lt;br /&gt;Una piccola città del Maine viene strapazzata ben bene da un temporale che lascia a ricordo alberi divelti e danni non di secondo piano. Fin qui tutto bene, può succedere.&lt;br /&gt;Quella invece un po’ più fuori dall’ordinario è una grossa distesa di nebbia che avanza dal lago e che presto invade le strade, costringendo, nello specifico, un nutrito gruppo di clienti, anche forestieri, a guardare da dietro i pannelli di vetro del supermercato locale senza poter uscire.&lt;br /&gt;Certo, si potrebbe tentare di raggiungere la propria auto, ma se dalla densa coltre bianca corre all’ingresso un uomo dal naso ridotto a una fontana zampillante sangue e che urla di qualcosa che ha preso il suo amico, non apparirebbe avventato rimandare il proposito. Quando poi dalla saracinesca sul retro si fanno sgraditi ospiti dei giganteschi tentacoli animati dalle peggiori intenzioni, il terrore compromette a passo sempre più spedito la razionalità. E una fanatica religiosa si dimostrerà la nemica più mortale.&lt;br /&gt;Il carrello di apertura scopre una citazione e un omaggio allo stato dell’arte, visto anche il mestiere del protagonista principale, Dave Drayton, un disegnatore di manifesti cinematografici: uno dei pannelli sul muro dello studio di casa, riproducente la figura di uomo utilizzata per la locandina del film La cosa, ricorda John Carpenter, che nel 1980 terrorizzò le platee con Fog, storia di un manipolo di marinai che la bruma riporta dalla morte per vendicarsi dei discendenti degli abitanti di Antonio Bay, responsabili della loro dipartita cento anni prima; una tela in corso d’opera ossequia invece King nel ritratto di Roland, il pistolero della fortunata saga fantasy-western &lt;em&gt;La torre nera&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Due generi, questi ultimi, che risaltano prepotenti, assieme alla fantascienza dei mondi paralleli, in questo film dell’orrore disturbante veramente come pochi, almeno di questi tempi di cinematografiche paure trattate a iniezioni di pixel e di ironia per un pubblico che si intende preservare da scossoni, magari non leniti da un gratificante bacio finale, che potrebbero risultare dannosi per la salute… degli incassi.&lt;br /&gt;Ansiogeno scambio di suggestioni tra l’assedio di &lt;em&gt;Un dollaro d'onore&lt;/em&gt; e quello di &lt;em&gt;Distretto 13&lt;/em&gt; (Carpenter, ancora), i bozzoli di &lt;em&gt;Alien&lt;/em&gt; e Il &lt;em&gt;Ciclo di Cthulhu&lt;/em&gt; di Howard Phillips Lovecraft, &lt;em&gt;The Mist&lt;/em&gt; si compiace del privilegio di poter confinare cotanti illustri precedenti a mero contorno di una vicenda dove l’autentico cazzotto allo stomaco viene sferrato dalla varia umanità intrappolata nell’emporio, che vede la patina del vivere civile che fino a qualche ora prima ricopriva solida la vita di tutti i giorni, sfaldarsi e venire soverchiata da quell’egoismo e da quella crudeltà latenti comunque sottopelle e che si affrettano a marcire forte gli animi quando c’è in palio la sopravvivenza.&lt;br /&gt;Quell’impronta di una mano fattasi sangue non per extraterrena volontà sulla porta di ingresso del market turberà a lungo i nostri giorni, e il prefinale, che ribalta oscenamente beffardo l’assunto portato all’Oscar da tal Roberto Benigni, non si abbandona a pietà alcuna.&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano Il levante nel mese di ottobre 2008.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-6489600410482679470?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/6489600410482679470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/avvertenza-numero-uno-mist-e-un-film.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6489600410482679470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/6489600410482679470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/07/avvertenza-numero-uno-mist-e-un-film.html' title='The Mist'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SlmbvVKAIjI/AAAAAAAAAD4/U2_WRrCExWU/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-8722700802123819502</id><published>2009-06-02T12:54:00.014+02:00</published><updated>2010-02-21T19:08:10.993+01:00</updated><title type='text'>Star Trek</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SiUbemur-FI/AAAAAAAAADo/F_Syx-Rft-U/s1600-h/Sat+trek+wise.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SiUbTdd00DI/AAAAAAAAADg/o99aT0SlCKY/s1600-h/Sat+trek+nuovo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 226px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342706554086150194" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SiUbTdd00DI/AAAAAAAAADg/o99aT0SlCKY/s320/Sat+trek+nuovo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Galoppare nelle galassie è un gioco da giovani”, risponde l’ammiraglio James T. Kirk, fintamente rassegnato alla scrivania, a un dottor McCoy che gli aveva chiesto se non fosse più semplice far governare l’Enterprise a un equipaggio esperto (leggi: la vecchia guardia) invece di affrontare continui danni alle strumentazioni dovuti al test della Kobayashi Maru, irrisolvibile esame atto a testare le capacità decisionali degli aspiranti capitani di navi stellari.&lt;br /&gt;Accadeva in &lt;em&gt;Star Trek 2 – L’ira di Khan&lt;/em&gt;, uno dei lungometraggi meglio riusciti dedicati al mondo partorito per la televisione (1966-1969, 79 episodi) da una lucida intuizione di Gene Roddenberry. Oggi, dopo 10 pellicole per il grande schermo, spin-off per la Tv - dove si conta persino una riduzione a cartoni animati - ed espugnati i restanti media a disposizione con romanzi, fumetti, videogiochi e quant’altro, J.J. Abrams risolve alfine di non contraddire Kirk e accomodarlo sulla poltrona che gli è più congeniale, quella del comando, e di fargli ordinare: “Propulsori avanti tutta!” con il tono di voce non incrinato dal numero di compleanni.&lt;br /&gt;Autorità di primo piano nel campo della serialità televisiva per aver dato il la a titoli quali &lt;em&gt;Lost&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Felicity&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Alias&lt;/em&gt;, e non sconosciuto al bianco telone, oltre che per trascorsi da sceneggiatore, anche per aver tenuto la barra di comando della terza missione impossibile di Tom Cruise e per l’ideazione di quel &lt;em&gt;Cloverfield&lt;/em&gt; che tanto ha fatto tremare e nauseare le platee, causa il girato tutto in soggettiva del cameraman in fuga dalla furia distruttrice di un parente di Godzilla, Abrams, nell’affrontare l’undicesimo capitolo di una delle serie di fantascienza più amate di sempre, affida a un trentenne Kirk orfano di padre e in perenne rotta con il mondo, fortemente indeciso circa la propria iscrizione all’Accademia della Flotta Stellare, incoraggiata dal capitano dell'Enterprise Christopher Pike, e che stringe fra le dita, inclinato verso il basso, un modellino di quella gloriosa astronave lasciandone scivolare via la polvere, una precisa dichiarazione d’intenti, espressa con il ricorso a una figura narrativa fra le più usuali nelle avventure di James Tiberius Kirk e soci come il viaggio nel tempo, mediante l’irruzione dal XXIV secolo di una nave spaziale con equipaggio romulano in cerca di vendetta per il loro pianeta natale, Romulus, ridotto in cenere da una supernova che deflagra prima del tempo previsto dall’ambasciatore Spock per poterla fermare con una inoculazione di materia rossa.&lt;br /&gt;Abrams ha affermato a ogni anteprima per la stampa e per il mercato della pubblicità di alcuni segmenti del film di non essere un fan di &lt;em&gt;Star Trek&lt;/em&gt;, e il giocare con la porta del tempo gli consente così impennate di rotta epocali (si veda il destino di Vulcano, pianeta di Spock) e intriganti variazioni sul tema, la più 'sconvolgente' delle quali coinvolge ancora il vulcaniano dalle orecchie a punta, qui più vulnerabile alle lusinghe della sua metà umana (per parte di madre) a scapito della proverbiale mancanza di emozioni che, favorendo il ricorso alla logica, contraddistingue fortemente la sua razza. Se poi registriamo un tenero sentimento d’amore fra l’alieno e il tenente Uhura, davvero questo &lt;em&gt;Star Trek&lt;/em&gt; riscrive la saga dalle fondamenta fino a illuminare lo schermo di un numero zero a tutti gli effetti, e preparando tutta una nuova generazione di spettatori all’imbarco per una seconda missione quinquennale “fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima”.&lt;br /&gt;Le affinità del manifesto promozionale con quello del capostipite cinematografico di Robert Wise del 1979 esaltano differenze che si sposano gioiosamente con la tradizione, tratto che distingue un’opera pienamente godibile sotto tutti gli aspetti realizzativi e appena forse compromessa da inserti alla &lt;em&gt;Guerre Stellari&lt;/em&gt; che, pur fortemente voluti dal regista, non sempre ruotano in sincrono con l’epica dell’universo di Roddenberry.&lt;br /&gt;C’è pero qualcosa che, a voler essere pignoli, non quadra durante la visione: perché, ad esempio, quando ci avviciniamo per la prima volta all’Enterprise ancorata nell’hangar spaziale non viviamo quella commozione che debordava dai fotogrammi di Wise? Perché una serpeggiante impressione di freno a mano tirato, volendo esagerare e nonostante l’emozione di ritrovare lo Spock di sempre, Leonard Nimoy, che lo sconvolgimento temporale permette di apprezzare in un cameo più che generoso?&lt;br /&gt;Ma certo, è chiaro: il filtro fra il Mito e il credo personale: solo un non trekker come Abrams poteva simulare (sì, proprio così: simulare) il distacco necessario a sciogliere poi i cuori con uno dei 'colpi bassi' più imperdonabili che mai se fosse venuto a mancare: l’immortale “Spazio, ultima frontiera…” che apre gli episodi Tv, modulato stavolta dalla voce di Nimoy, che, prima dei titoli di coda, accompagna le inquadrature dell’Enterprise, pronta a spiccare il balzo interstellare dopo aver finalmente riunito l'equipaggio storico ai comandi del fresco di nomina capitano Kirk e “diretta all'esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà…”.&lt;br /&gt;Bentornati, amici. Lunga vita e prosperità. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-8722700802123819502?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/8722700802123819502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/06/star-trek.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8722700802123819502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8722700802123819502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/06/star-trek.html' title='Star Trek'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SiUbTdd00DI/AAAAAAAAADg/o99aT0SlCKY/s72-c/Sat+trek+nuovo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-8752868451971572875</id><published>2009-05-22T10:12:00.010+02:00</published><updated>2010-02-21T19:08:38.861+01:00</updated><title type='text'>I segni del male</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZjBKDKseI/AAAAAAAAADA/aeERyg7hMyU/s1600-h/locandina+2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 222px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338563279822959074" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZjBKDKseI/AAAAAAAAADA/aeERyg7hMyU/s320/locandina+2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Katherine Winter di professione smaschera fenomeni che hanno del miracoloso riconducendoli nei più razionali lidi delle spiegazioni scientifiche; ricco carnet di vittorie e una volitività che ne fa una figura da prendere a esempio. Katherine Winter è stata una suora protestante sino a cinque anni prima, la sua fede in Dio e l’assoluta convinzione di dover fare la cosa giusta l’avevano spinta, con marito e giovane figlia, in un villaggio del Sudan a prestare soccorso alla popolazione bisognosa. L’Onnipotente, o l’Angelo caduto, la mettono alla prova: l’arrivo della famiglia porta un anno di siccità, morte e sofferenza. La soluzione sembra essere solo quella di offrire in olocausto il marito e la figlia di Katherine, che non può fare niente per salvarli. Katherine Winter, adesso, non crede più né a Dio né al Diavolo, la sua vita è protesa al continuo dimostrare al mondo che l’uomo alla fine dei suoi giorni dovrà rendere conto solo a sé stesso. Una telefonata da chi non avrebbe più creduto di sentire, però, può rimettere in discussione tutto: padre Costigan, suo amico di vecchia data, le comunica, fortemente preoccupato, di aver recuperato delle foto di lei con la figlia, e il suo volto in ognuna di quelle immagini è consumato dal fuoco, fenomeno al quale si è trovato anche ad assistere di persona. I ritratti, messi insieme, formano una croce che termina in una falce, simbolo di una setta satanica dalle origini millenarie e segno del cielo secondo il religioso, che sta mettendo in guardia la donna. Ma sono parole perse nel vento: Katherine ha ripreso a dormire da quando ha smesso di pregare e non ha alcuna intenzione di ritornare sui propri passi. Scienza e raziocinio sono il suo unico credo, ora.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo, la scienziata riceve la visita di Doug Blackwell, un insegnante di Heaven, pacifica cittadina della Louisiana dove, all’improvviso, a seguito della morte per annegamento di un ragazzo, il fiume si è tinto di rosso. La popolazione locale, devota a Dio al limite del fanatismo, è convinta che la causa di tutto sia da ricercarsi in una dodicenne che, a parer loro, ha dapprima ucciso il fratello e poi operato il sortilegio.&lt;br /&gt;L’opinione comune è che la ragazzina, Loren McConnell, figlia di madre single e sospettata di satanismo, sia nientedimeno che l’emissaria di Satana sulla Terra, e che il fiume rosso sangue non sia altro che la riproposizione, di lì a breve, delle dieci piaghe d’Egitto. Katherine è ovviamente scettica ma decide di intervenire e parte alla volta di Heaven con il suo socio Ben, un omaccione di colore con un passato di delinquenza giovanile e un presente e un avvenire di redenzione.&lt;br /&gt;Stephen Hopkins dirige con polso fermo un film che avrebbe potuto tranquillamente prendere, visto l’argomento trattato, la scorciatoia del gran baraccone carico di effetti speciali senza nerbo narrativo. Fortunatamente così non avviene e possiamo invece godere di un robusto thriller dell’anima con una Hilary Swank convinta e convincente nei panni di una detective dell’occulto che si ritrova a investigare soprattutto su sé stessa: gli insistiti flashback sulla tragica esperienza vissuta in Sudan ad opera di un massiccio indigeno dalle orbite vuote e grondanti sangue sembrano essere un pressante invito ad “aprire gli occhi”, a reimparare a vedere le cose nella loro esatta prospettiva senza il filtro dell’ottusità, di qualunque natura essa sia. E il fatto che sia la presunta serva del demonio a mandarle quegli input può forse voler dire qualcosa di molto serio. Segnalazione di merito per AnnaSophia Robb che dona al suo personaggio di bambina scatenatrice delle piaghe bibliche un alone di forte mistero unito a una presenza scenica notevole. La giovane attrice riesce a tenere testa alla consumata professionalità della Swank e i loro momenti di confronto evocano quella sofferta complicità che ci può essere tra una madre e una figlia rifiutata dalla società perché 'diversa'. E se questa diversità è opera del Maligno l’unica soluzione è quella del linciaggio. Non è assassinio bensì giustizia divina se uomini e donne armati si scagliano su una giovane che, all’apparenza, fa piovere rane dal cielo e scatena un assalto di cavallette contro i suoi persecutori in una sequenza fra le più potenti del film. Una scena che preme sul petto e provoca autentico raccapriccio.&lt;br /&gt;E’ solo nell’esagerato prefinale, debitore de &lt;em&gt;I Predatori dell’Arca Perduta&lt;/em&gt;, che Hopkins paga pegno a un cinema più fracassone. Ma è solo un peccato veniale: il finale, girato in punta di cinepresa, aggiusta il tiro e ci regala una genuina scarica gelata lungo la schiena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, su&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.cineboom.it/"&gt;http://www.cineboom.it/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-8752868451971572875?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/8752868451971572875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/i-segni-del-male.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8752868451971572875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8752868451971572875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/i-segni-del-male.html' title='I segni del male'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZjBKDKseI/AAAAAAAAADA/aeERyg7hMyU/s72-c/locandina+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-8134168854567910325</id><published>2009-05-22T09:17:00.009+02:00</published><updated>2009-07-12T12:27:09.044+02:00</updated><title type='text'>La Maschera del demonio</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZYeVhHqSI/AAAAAAAAAC4/483ZXMq_DQU/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 230px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338551686489680162" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZYeVhHqSI/AAAAAAAAAC4/483ZXMq_DQU/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anno 1960. Nei cinema i fasci di luce dei proiettori riversano sul pubblico le inquietanti fasi di un rito tristemente noto nei tempi passati: l’esecuzione di una donna rea di avere intrattenuto rapporti con Satana. Siamo nella Moldavia del 1600: Asa, ritenuta una strega in odore di vampirismo, viene sottoposta dal grande inquisitore, nello specifico suo fratello, che la ripudia, al supplizio della Maschera del demonio, orribile strumento di morte che ha le fattezze di una faccia di satanasso irta di grossi chiodi che viene conficcata nel volto della sventurata vittima. Le fiaccole e i fulmini illuminano con guizzi spettrali la macabra scena, la musica monta e qui Mario Bava, al suo esordio nella regia, piazza un magistrale coup de théâtre: la soggettiva di Asa, che guarda avvicinarsi minacciosamente le punte aguzze al suo viso. Lo spettatore viene così avvolto nella spirale del voyeurismo più estremo: lo spettacolo della propria morte. I gemiti di sofferenza fuori campo della donna si fanno insopportabili e la decisa mazzata che il nerboruto boia piazza alla maschera la libera - ci libera - finalmente dalla sofferenza. Il sangue sgorga copioso dalle feritoie all’altezza degli occhi, del naso e della bocca. Titoli di testa, ed è già leggenda.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ispirato al racconto &lt;em&gt;Il Vij&lt;/em&gt; di Nikolaj Gogol, &lt;em&gt;La Maschera del demonio&lt;/em&gt; è senza dubbio uno dei grandi classici del cinema horror italiano. La storia della disgraziata Asa, che in punto di morte giura vendetta sulla testa dei discendenti della sua famiglia, i nobili Vajda, con il tempo non ha perso nulla del suo fascino e la sequenza, curata dallo stesso Bava per gli effetti speciali, della ricomposizione del volto di Asa prima della sua resurrezione resta ancora oggi elegantemente ripugnante.&lt;br /&gt;Acuta intuizione da parte del regista è stata anche quella di ingaggiare come protagonista quella che poi diverrà l’icona della paura sugli italici schermi: Barbara Steele, viso diafano e figura oppressa da angoscia perenne nei panni della principessa Katia, pronipote e copia carbone di Asa; pregna di erotismo sottocutaneo, tanto da fare letteralmente esplodere la tomba che la trattiene legata all’eternità, quando incarna la strega vampira. Cinema d’alta scuola, che si nutre di suggestioni oniriche (la carrozza al ralenti nella nebbia), che vira nella fiaba (la bambina nel bosco che trasuda minaccia da ogni ramo sembra rimandare a Biancaneve, così come la Maschera del demonio riflessa nel fondo di un bicchiere) e che appassiona senza il ricorso a inutili ridondanze.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, su&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.cineboom.it/"&gt;http://www.cineboom.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-8134168854567910325?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/8134168854567910325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/la-maschera-del-demonio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8134168854567910325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8134168854567910325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/la-maschera-del-demonio.html' title='La Maschera del demonio'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/ShZYeVhHqSI/AAAAAAAAAC4/483ZXMq_DQU/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-8105375966771495522</id><published>2009-05-20T09:50:00.006+02:00</published><updated>2010-02-21T19:17:20.379+01:00</updated><title type='text'>Identikit di un delitto</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se7JuHGv_AI/AAAAAAAAABo/pdTs3lcFuZM/s1600-h/Iden.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327417203244399618" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se7JuHGv_AI/AAAAAAAAABo/pdTs3lcFuZM/s320/Iden.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il cartellino del detective Erroll Babbage non evoca più da tempo il dolce riposo promesso dalla timbratura in uscita. No, perché Erroll Babbage ha guardato troppo a lungo nell’abisso e combattuto contro tanti, troppi, draghi. E, alla fine, l’abisso ha guardato in lui, che si è trasformato in un drago.&lt;br /&gt;18 anni di servizio possono tarlare come 18 anni di galera, magari da innocente, la psiche di un uomo che ha la non facile responsabilità di un gregge tutto particolare (&lt;em&gt;The Flock&lt;/em&gt;, il gregge, appunto, è il titolo originale del film): condannati per reati legati alla sfera sessuale in libertà vigilata: stupratori, sequestratori, molestatori di adolescenti, di bambini, di animali, guardoni e via discorrendo. Una sfilza di pervertiti che periodicamente devono essere sottoposti a un questionario avente la funzione di attestare o meno la non pericolosità del loro vivere fra la gente. E se ciò non dovesse dare sufficienti garanzie, niente di più incisivamente preventivo che indossare un passamontagna e giù botte con la mazza in strada alla pecorella macchiatasi soltanto di aver squadrato con un surplus di insistenza un gruppetto di ragazzine.&lt;br /&gt;Ora, l’auto lo sta traghettando spedita verso la fine dei suoi giorni da vigilante: l’ultimo pestaggio ha deciso per lui un 'pensionamento' in anticipo su quello già comunicatogli dal suo superiore, ormai non più disposto a tollerare metodi da giustiziere della notte.&lt;br /&gt;L’uomo Erroll Babbage ha però una coscienza che non gli permette di limitarsi a liberare la postazione di lavoro: il lamento di dolore e gli occhi mai riarsi dei tanti genitori ai quali fa visita per riaccendere la speranza almeno di poter dare degna sepoltura ai figli sottratti loro da mani insensibili, fa rombare il motore e sollevare spessi nugoli di polvere del deserto: è quasi certo, infatti, di aver individuato il luogo di tumulazione di alcune vittime di uno dei maniaci appartenenti alla sua cerchia di sorvegliati.&lt;br /&gt;Prima regia americana di Andrew Lau, talentuoso quanto artisticamente discontinuo regista di Hong Kong, comunque già in una posizione di rispetto negli annali del thriller con la trilogia di &lt;em&gt;Infernal Affairs&lt;/em&gt; ( dal cui primo capitolo Martin Scorsese ha ricavato nel 2006 la pellicola che gli ha consegnato l’Oscar tante volte solo sfiorato: &lt;em&gt;The Departed&lt;/em&gt;), &lt;em&gt;Identikit di un delitto&lt;/em&gt; non ha fatto in tempo a raccogliere ai botteghini Usa gli incassi sperati, in considerazione anche di una coppia di protagonisti di sicuro richiamo, dal momento che è stato proiettato solo al Festival di Palm Beach, per finire poi a rischio polvere fra gli scaffali dei dvd.&lt;br /&gt;Francamente, sfuggono i motivi di cotanta disfatta. Certo, l’indimenticabilità è lontana e la versione qui recensita non gode del director's cut, ma non vuol dire poi molto: il soggetto scuote e Richard Gere sfiora il sublime nel caratterizzare un uomo di legge che si spera abbia conosciuto giorni migliori prima che la sicurezza della società lo divorasse dall’interno. Un’ossessione per nulla magnifica che gli fa trascorrere le giornate, quando non deve mettere sotto torchio nessuno, a cerchiare sul giornale i crimini a sfondo sessuale le cui modalità potrebbero far risalire a uno dei suoi vigilati. Non riesce a smettere di imbrattare carta neanche quando mangia, in questo richiamando il benemerito e certamente più 'leggero' Marion Cobretti, detto Cobra, di Sylvester Stallone, incancellabile quando si produce nella manutenzione della sua pistola masticando un trancio di pizza precedentemente tranciato con le forbici.&lt;br /&gt;Curriculum per larga parte inattaccabile, con una gemma quale la Giulietta dello sfolgorante &lt;em&gt;Romeo + Giulietta di William Shakespeare&lt;/em&gt; di Baz &lt;em&gt;Moulin Rouge&lt;/em&gt; Luhrmann, Claire Danes è la scelta di Lau per dar corpo alla fresca di nomina Allison Lowry.&lt;br /&gt;Occhi che irradiano contagiosa positività e un sorriso largo e schietto, l’agente Lowry si presenta da subito come l’antidoto alle pulsioni autodistruttive di Babbage, di cui è destinata a prendere il posto.&lt;br /&gt;Babbage ha tuttavia la presunzione di non aver bisogno di alcuna “cura” e con la giovane collega, alla quale deve insegnare il più possibile nel tempo rimastogli, non sono logicamente scintille, visto soprattutto che questa, pur volenterosa e dedita alla causa, non esita a sbattergli in faccia le sue nevrosi. "Tu non parli. Interroghi!" è la sferzante osservazione durante un drink in casa di lei. Dove, finalmente, Babbage riesce a liberarsi da sé stesso lasciandosi sedurre da repentino sonno su un divano.&lt;br /&gt;Forte di una decisa mancanza di accondiscendenza nei confronti dello spettatore (“Tutti abbiamo delle fantasie sessuali”, incalza Babbage rivolgendosi a uno dei suoi “assistiti”), &lt;em&gt;Identikit di un&lt;/em&gt; &lt;em&gt;delitto&lt;/em&gt; annovera almeno una sequenza di forte tensione e insopprimibile disgusto: l’irruzione dei due agenti federali nello 'studio' fotografico del presunto rapitore di una minorenne (sulla cui scomparsa si snoda la trama del film). Qui, all’incrocio fra il bosco di Biancaneve e il rifugio di Buffalo Bill ne &lt;em&gt;Il silenzio degli innocenti&lt;/em&gt;, immagini e suoni si fanno sintesi definitiva di una società cronicamente votata alla perversione, e la scelta di girare quasi tutto dal punto di vista della Lowry sembra voler avallare la necessità della perdita di una purezza di ideali a favore del profondo nero di cui si arma il 'nemico'. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano il Levante nel mese di Agosto 2008. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-8105375966771495522?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/8105375966771495522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/04/identikit-di-un-delitto_22.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8105375966771495522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/8105375966771495522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/04/identikit-di-un-delitto_22.html' title='Identikit di un delitto'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se7JuHGv_AI/AAAAAAAAABo/pdTs3lcFuZM/s72-c/Iden.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-761396952663616434</id><published>2009-05-16T11:13:00.014+02:00</published><updated>2010-02-21T19:23:06.177+01:00</updated><title type='text'>L'incredibile Hulk</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Sg6uKKoHlsI/AAAAAAAAACo/xBG4SiY6BcE/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 216px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336394098155165378" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Sg6uKKoHlsI/AAAAAAAAACo/xBG4SiY6BcE/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Accantonate le artisticamente più che valide, ma disastrose dal punto di vista degli incassi, ambizioni intellettuali e le ricercatezze formali dell’&lt;em&gt;Hulk&lt;/em&gt; licenziato dal premio Oscar Ang Lee nel 2002, la Marvel, che con il coevo &lt;em&gt;Iron Man&lt;/em&gt; ha imboccato con successo la strada della produzione, delibera di restituire verginità cinematografica a uno dei più preziosi tra i suoi fiori all'occhiello e affida il Golia verde all’estro e al dinamismo a 24 fotogrammi al secondo del francese Louis Leterrier, allievo fra i più capaci di Luc Besson.&lt;br /&gt;Sin dai coinvolgenti titoli di testa, che narrano in una manciata di minuti la genesi ai raggi Gamma dell’emulo di mister Hyde, l’intento è palesemente quello di omaggiare la meraviglia e il pathos che hanno fatto la fortuna dell'omonima serie televisiva (1978-1982) interpretata da Bill Bixby nei tormentati panni del fisico nucleare Bruce Banner e dal culturista Lou Ferrigno, strabordante dai pantaloni strappati e sempre troppo corti del gigante in perenne arrabbiatura con il mondo.&lt;br /&gt;Banner si è rifugiato da cinque anni in una favela brasiliana e qui prosegue le sue ricerche per sopprimere il mostro che gli lacera carne e vestiti ogni qualvolta si arrabbia o è in preda a forti emozioni. La vita scorre in qualche modo serena fra esercizi di respirazione e un lavoro presso una fabbrica di bibite. La parvenza di normalità è però destinata a dover tornare a fare i conti con la dura realtà di un uomo in fuga: lo scienziato si ferisce e una goccia di sangue va a infettare una bottiglia di un lotto destinato a New York. Qui, un anziano signore (Stan Lee, il benemerito “papà” di gran parte dell’universo Marvel, nella consueta apparizione in un cinefumetto da un personaggio da lui creato) beve e si sente inebriato da una forte scarica di energia.&lt;br /&gt;Tanto basta per rimettere in pista il generale Ross e per ridestare il mai dimenticato amore tra Bruce e Betty Ross, figlia del soldato che ha fatto della cattura di Hulk a scopi militari la sua unica ragione di vita.&lt;br /&gt;Occorre che lo si ammetta: dal trailer sembrava di dover assistere a una pura e semplice sequela di botte da orbi fra titani e a spari e ad esplosioni che, se da un lato fanno rintronare le orecchie, dall'altro lasciano libero il cervello di impegnarsi nella compilazione della lista della spesa per il fine settimana.&lt;br /&gt;Fortunatamente, lo Studio offre a Edward Norton la possibilità di apportare modifiche alla sceneggiatura e questi, già regista e avvezzo, per sua natura, a questo tipo di incarichi, non si smentisce e scongiura una deriva eccessivamente adolescenziale. Oltre a offrire (dopo aver declinato a suo tempo l'offerta di Ang Lee) l’ennesima brillante performance nei panni di un Bruce Banner sempre più lucido circa la propria volontaria condizione di emarginato dal consesso civile, assemblea che, all’occorrenza, non si tira però indietro: in una delle scene più drammatiche vediamo lo scienziato, dopo una trasformazione, vagare sporco e seminudo in una strada intrisa di povertà del Brasile sulle note di &lt;em&gt;The Lonely Man&lt;/em&gt;, il malinconico tema del serial tv. Si siede, spossato, ed è talmente malridotto da smuovere a elemosina una bambina. Che sicuramente non naviga nell’oro.&lt;br /&gt;Louis Leterrier, che con &lt;em&gt;Danny the Dog&lt;/em&gt; aveva già affrontato con furore cinetico stemperato da momenti di tiepida dolcezza il tema dell’uomo-bestia, realizza con &lt;em&gt;L’incredibile Hulk&lt;/em&gt; un film che magari non sarà un capolavoro, ma che si staglia deciso nei suoi rimandi innanzitutto a &lt;em&gt;King Kong&lt;/em&gt;, tanto da far presupporre un remake non dichiarato (vedi la commovente sequenza con il gigante di giada e Betty nella caverna mentre fuori imperversa un violento temporale, con Hulk che, a un certo punto, impaurito da un fulmine, ruggisce tutta la sua ira contro il cielo - più che trasparente metafora di un’umanità che non necessita di un'altezza sui tre metri e mani e piedi spropositati per schiumare verde dalla rabbia, spesso anche per propria colpa -), e a una messa in scena che non si fa pudore di porre l’accento sull’unico sentimento, l'amore, per cui valga la pena di gridare, ormai allo stremo delle forze contro quel parto di una scienza contagiata dal morbo della guerra che risponde al nome di Abominio: "Hulk spacca".&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano il Levante nel mese di giugno 2008.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-761396952663616434?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/761396952663616434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/lincredibile-hulk.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/761396952663616434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/761396952663616434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/lincredibile-hulk.html' title='L&apos;incredibile Hulk'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Sg6uKKoHlsI/AAAAAAAAACo/xBG4SiY6BcE/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7414085086253641569.post-5614789450757953737</id><published>2009-05-08T09:23:00.028+02:00</published><updated>2010-02-21T19:23:53.255+01:00</updated><title type='text'>La Mummia - La Tomba dell'Imperatore Dragone</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SgPpjZdMJLI/AAAAAAAAACg/3KcKjJKYL6s/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 224px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333363178074809522" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SgPpjZdMJLI/AAAAAAAAACg/3KcKjJKYL6s/s320/locandina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un silenzio di tomba protrattosi per sette lunghi anni, alle orecchie del fan poteva solo risuonare come la fine di quel tutto sommato gradevole ripescaggio di una delle figure più magneticamente terrorizzanti del cinema horror dei gloriosi anni Trenta, il redivivo gran sacerdote Im-Ho-Tep, reso immortale nel 1932 dall’interpretazione di un Boris Karloff che, l’anno prima, aveva già consegnato ai posteri la maschera e le movenze di Frankenstein.&lt;br /&gt;Declinando i chiaroscuri e l’espressività essenziale del capolavoro di Karl Freund, &lt;em&gt;La Mummia&lt;/em&gt;, nei dinamismi e nei siparietti sciogli tensione delle pellicole di Indiana Jones, nel 1999 l’agile Stephen Sommers tornò infatti a srotolare le bende che avevano avvolto l’egizio, condannato per sacrilego amore a sentirsi deporre nel sepolcro, per agitarle contro l’ex legionario Rick O’Connell e la bella archeologa Evelyn ne &lt;em&gt;La Mummia&lt;/em&gt;, primo tonitruante capitolo di un dittico che, insieme a &lt;em&gt;La Mummia - Il ritorno&lt;/em&gt; (2001), si fece portabandiera della nostalgia per la prolungata assenza dagli schermi del professore con frusta e cappello inventato da George Lucas.&lt;br /&gt;Ora, escludendo dal conto &lt;em&gt;Il re scorpione&lt;/em&gt;, spin-off del 2002 la cui muscolare regia di Chuck Russell frena la sensazione di mera operazione raschia barile, grazie a un delizioso effetto madeleine che rituffa nelle cartapeste di Ercole e compagni, questa ormai insperata terza impresa degli O’Connell (gia sposatisi con pargolo di otto anni nel secondo episodio), &lt;em&gt;La Mummia&lt;/em&gt; &lt;em&gt;- La Tomba dell’Imperatore Dragone&lt;/em&gt;, giunge a dare manforte al sempre insopprimibile anelito alla libertà dalle preoccupazioni di ogni giorno già gratificato qualche tempo prima, dopo ventennale afflizione, dal ritorno col botto dell’avventura old style, sebbene chiazzata da ombre di contemporanee inquietudini, firmata &lt;em&gt;Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Nell’antica Cina, l’invincibile e spietato re Han ha due obiettivi precisi: diventare imperatore e ottenere la vita eterna. Al potere supremo pensa la sua armata, alla perpetuità la strega Zi Juan, che chiede in cambio di poter vivere accanto al generale Ming, del quale si è innamorata.&lt;br /&gt;Ingannata però con una falsa promessa, Zi Juan getta una maledizione sul sovrano, che si trasforma in una statua d’argilla insieme al suo esercito di diecimila guerrieri.&lt;br /&gt;Nel 1947, l’archeologo Alex O’Connoll, figlio di Rick ed Evelyn, riporta alla luce il sarcofago di Han. Puntuale, alla incommensurabile scoperta scientifica fa da contraltare il solito drappello di fanatici che hanno atteso il ritorno dell’imperatore, che, svegliato da Rick, motivato da una pistola puntata contro sua moglie, non tarda a riappropriarsi dei millenni perduti a capo di un’intera legione di morti viventi.&lt;br /&gt;Riservatosi il ruolo di produttore esecutivo, Stephen Sommers grazia l’Egitto e dissotterra il caos in terra asiatica per mano del funambolico Rob Cohen, che fa “recitare” persino il logo della Universal prima di aprire con un wuxiapian, il genere “cappa e spada” cinese, che ha il solo difetto di durare meno di dieci minuti prima di far dissolvere il mausoleo con il marziale volto dell’imperatore su quello da bambinone di Rick O’Connell, che mettendo da parte la canna da pesca a favore di una più sbrigativa pistola, si esibisce in un numero comico che riporta il film sui consueti binari 'mummieschi', vale a dire gag di immediato impatto, battute più o meno spiritose e azione a rotta di collo al servizio di una drammaturgia che vede come polvere negli occhi qualsivoglia brama di impegno.&lt;br /&gt;Questa &lt;em&gt;Tomba dell’Imperatore Dragone&lt;/em&gt;, poi, fatta eccezione per l’incipit, sigilla quelle aperture all‘ambigua seduzione del terrore che pure serpeggiava nei due lavori che l‘hanno preceduta, e 'scrivendo la parte' per tre abominevoli uomini delle nevi e un drago tricefalo, si pone a ennesimo modello di un universo immediatamente pronto a essere messo in discussione da una ben calibrata manovra del joystick.&lt;br /&gt;Divertimento più che assicurato, quindi, per chi pensa in Playstation; per tutti gli altri, un suggerimento per reprimere qualche sbadiglio potrebbe essere quello di intervallare la visione valutando come assolutamente non controproducente per la carriera il mancato giro sulle montagne russe di Rachel Weisz nel ruolo, fin qui, di Evelyn.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Originariamente pubblicato, fatte salve alcune modifiche, sul quotidiano il Levante nel mese di ottobre 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7414085086253641569-5614789450757953737?l=cineannotazioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/feeds/5614789450757953737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/la-mummia-la-tomba-dellimperatore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5614789450757953737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7414085086253641569/posts/default/5614789450757953737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cineannotazioni.blogspot.com/2009/05/la-mummia-la-tomba-dellimperatore.html' title='La Mummia - La Tomba dell&apos;Imperatore Dragone'/><author><name>Gianfabio Pellino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17005471874708585761</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/Se28OlfLH5I/AAAAAAAAAAo/9Pc2m-ztuAI/S220/Fabio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t6PDS3AmHuU/SgPpjZdMJLI/AAAAAAAAACg/3KcKjJKYL6s/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
